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Questa notte

Ho passato oltre un’ora, seduto sul mio balcone, stanotte. Ho attraversato a tratti la notte, l’ho vissuta con lacrime di aria. Lacrime invisibili. Lo sai, le notti d’estate non sono mai veramente notti. Il buio non cala, c’è sempre un sottile strato di luce, sospesa alla volta celeste, come una radiazione plasmatica. Notte e giorno si fondono insieme, il giorno prima e quello seguente sono un tutt’uno, tramonto e alba finiscono per coincidere e per non esistere più, per dissolversi. Sulla mia testa c’erano stelle, un po’ timide e un po’ sbiadite dalle luci artificiali, gialle, di lampioni e abitazioni. In lontananza, sopra il mio orizzonte, nuvole grigie e rosa, compatte, spaventevoli. Ma pur sempre lontane, io qui e loro laggiù. Mandavano in onda lampi di luce, sprazzi di luminosità accecante, elettrica. Un lontano temporale, muto e senza suoni. Ne ascoltavo solo i riflessi, gialli e desertici, come questa notte. E’ durato tutta la mia notte, quel temporale. I lampi si sono solo spostati lievemente lungo l’orizzonte, ma non si sono spenti. E nel frattempo le mie orecchie ascoltavano musica, selezionata in modo casuale, eppure disposta in una sequenza perfetta. Qualcuno era lì a giostrare i circuiti elettronici del mio iPod, decidendo per me e per lui cosa dovessi ascoltare. Parole sovrapposte che raccontavano vite, la mia e la tua, amore mio. Sussurri agli orecchi come fa una mamma quando va a rimboccare le coperte ad un piccolo figlio, di notte, poco dopo che si è addormentato. Sussurri di verità, frasi così palesemente reali da generare emozioni forti, visceralmente vere. E non esistono emozioni più forti di quando senti i brividi percorrerti tutto il corpo. Non importa se fa caldo o freddo, tu hai i brividi. E con la mente pensi, ti sforzi di ragionare, di dare un senso a quello che stai facendo. E pensi che nella vita hai incontrato troppe persone non in grado di comprenderti, mentre osservi di lontano un temporale ascoltando musica, di notte. Di più le persone lontane da te che quelle vicine ai tuoi pensieri. E mi sono reso conto che tu sola mi avresti veramente capito, se mi avessi visto. Ma se mi avessi visto, se fossi stata lì, io non sarei stato lì ad amare il silenzio. Non ne avrei avuto bisogno. Poi a un certo punto la notte è scomparsa. Stavamo ancora parlando io e lei, quando mi ha abbandonato, se n’è andata via. Non era più il posto per me, e allora sono rientrato e ho chiuso le imposte. Era tempo per il mio sonno, che ha tardato ad arrivare permettendo ad un mal di testa che conosco bene di farmi compagnia negli ultimi istanti, prima del riposo. Questa notte ho esplorato me stesso e te, amore mio. Ho abbracciato la luce della luna e baciato quel cielo notturno mai spento. Sono stato tutt’uno con l’aria e ho volato dentro le nostre vite pur restando fermo. Se sono più morto che vivo adesso, questo sarai tu stessa a giudicarlo.


Stasera

Il sole è tramontato da appena uno spicchio di Terra. Lascia la sua scia dolce in un cielo che si copre con il suo velo scuro, per la notte che arriva.

La Luna sta crescendo, e già brilla illuminando a giorno il mio balcone mentre, per caso, mi affaccio a guardare fuori.

Lassù, un fiocco di nuvola allungato, disteso, soffice come ovatta sfilacciata, che ha la forma del volo di un angelo.

L’aria è calda, ma non troppo. Ti abbraccia e ti culla nel palmo di una mano.

I ragazzini giocano a pallone nel mio cortile, come me tanti anni fa. Tanti che neppure mi ricordo. Però riconosco quei suoni così familiari.

Respiro…

E sorrido.


Sta passando Orione

Orione sta tramontando. Lentamente, si inclina con lo sguardo nella volta celeste e cala giù, sera dopo sera.

Sarà ingoiato dall’emisfero australe, ormai tra poche settimane. Per mesi non sarà con noi, non ci accompagnerà, non ci osserverà mai e si dimenticherà di noi.

Orione, la costellazione del guerriero con il suo cane e la sua indimenticabile cintura. La cintura fatta di tre stelle molto luminose, non perfettamente allineate tra di loro. Dicono che gli Egizi si ispirarono proprio a quella cintura quando progettarono le Piramidi, anch’esse tre ma non perfettamente allineate fra loro.

Per me Orione singifica altro.

Orione sa di autunno, di cielo umido e di foglie cadute. Sa di vento e di freddo. Sa di tempo che è passato. Sa della mia vita.

Ho sempre amato Orione, fin da piccolo. Mi ci affezionai, non so perchè. E come spesso accade, la vita la vivi prima di viverla davvero. La vita ti anticipa, e tu non sai che un segno, un elemento, un tuo stesso gesto è proiettato nel futuro, perchè in un futuro anche lontano quel gesto o quel segno avranno un significato ben preciso. E solo allora capirai, solo allora saprai.

Per me Orione ha poi significato l’amore della mia vita. C’era, esattamente sopra le nostre teste, quella sera. Me lo ricordo ancora che lo guardai, e sorrisi. E lei sorrise.

Ora che sarà estate, l’unica cosa che mi consolerà sarà la notte calda, piena di luci e di Luna. Quella notte che ti avvolge e si lascia abbracciare e conquistare così facilmente.

Le notti estive che non dormiresti mai. Le notti estive senza Orione.


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