Il muro

Come nello storico video di Another Birck in the Wall (Part II) dei Pink Floyd, io sono stato per molto tempo, in passato, come quel ragazzino che scrive poesie su un quadernetto, un po’ nel silenzio un po’ nella consapevolezza che, prima o poi, qualcuno se ne accorgerà.

Ai tempi del liceo soprattutto, ma non solo, io ero il ragazzino che scriveva poesie. O ancor di più “il ragazzino al secondo piano, che canta ride e stona”, che per il Francesco De Gregori di Santa Lucia rappresenta “il violino dei poveri”. E ciò con tutte le debite conseguenze, prima fra tutte le risate altrui, il riso di chi non comprende ovvero giudica a prescindere senza voler conoscere, approfondire, darsi una spiegazione.

I miei compagni di classe ridevano del mio modo di essere, accusandomi che sarei diventato solo un altro mattone dentro al muro.

Ora guardo a quei miei stessi compagni e mi rendo conto di quanti mattoni erano in classe con me. Mentre io le poesie le scrivo ancora.

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Informazioni su Simone Aversano

Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». (Luca 5,5) Vedi tutti gli articoli di Simone Aversano

One response to “Il muro

  • Giovanni Quaranta

    Qualche volta sono stato un mattone anch’io…mi è capitato di ridere di altri giudicandoli a prescindere.
    Ogni tanto comunque,fa anche bene essere ipocriti…ti fa capire cos’è l’ipocrisia.
    Noi comunque seguiamo lo stesso sentiero…vogliamo entrambi conoscere,approfondire e darci una spiegazione.
    Ho guardato negli occhi di tutte le persone che conosco…certe cose non le riesco capire…altre non le capirò mai.
    Non capisco,per esempio,perchè da grande non vuoi fare il giornalista :)

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