La Dormiente del Sannio

La coscienza comune ci vede una donna che riposa serenamente adagiata sul suolo, anche se l’imponenza e la pesantezza che caratterizzano la curiosa sagoma di questi piccoli rilievi lascerebbero azzardare che più che ad una donna si potrebbe pensare ad un uomo che riposa, quando da Benevento e da quasi tutta la provincia si dà uno sguardo all’onnipresente massiccio del Taburno. Si innalza fra il telesino e le storiche Forche Caudine, proprio al confine del Sannio con il grosso della regione e la si può ben considerare un simbolo, un punto di riferimento, un segno confortevole e tranquillizzante. Sembra dire “State sereni. Se mi vedete siete nel Sannio e non dovete aver paura perchè io vi proteggo dall’esterno”. Sì perchè effettivamente la Dormiente sembra stare lì apposta a fare da argine, ad evitare che tutto il Sannio, con le sue genti, le sue tradizioni e culture millenarie, persino la sua aria che sembra essere sempre la stessa, scivoli via verso il mare, verso il resto della regione. Ma ad evitare anche che da fuori si possa avere facile accesso alle ricchezze che il Sannio possiede, incarna e da sempre custodisce gelosamente. Una barriera protettiva insomma. Ed è quantomai curioso che questi rilievi abbiano proprio la forma di una donna che riposa. Anche il Sannio sembra infatti riposare. Dopo secoli di supremazia territoriale, politica, culturale, religiosa, artistica e quant’altro, le terre sannite sono evidentemente sprofondate, ormai già da molti decenni, in un torpore silenzioso ed inconsapevole. Le tradizioni restano, anche i segni bellissimi ed unici del passato sono ancora presenti. Ciò che manca è la consapevolezza di ciò che queste terre sono state e devono essere ancora oggi. I cittadini infatti, forse assuefatti oramai ad una realtà tutt‘altro che protagonistica (si guardi in particolare alle vicende politiche del Sannio moderno) sembrano non possedere la coscienza dell’appartenenza a terre straordinarie, sembrano non avere un vero orgoglio patrio, sembrano addirittura non conoscere fino infondo le loro origini e la loro storia. Una terra che è stata capitale di cultura per secoli oggi soffre proprio per una profonda debolezza culturale.
Una debolezza culturale che si riscontra in tutti gli ambiti della vita di oggi, dalla circolazione delle auto alla (scarsa) pulizia dei marciapiedi, dal (mal)funzionamento degli uffici e dei servizi pubblici alle attività del tempo libero, dalla partecipazione politica alle varie sfumature della cultura dell’apparenza.
A Benevento tutti sembrano lamentarsi di tutto e ognuno addita un colpevole a seconda delle convinzioni politiche o personali. Prendiamo ad esempio un cittadino beneventano medio, lavoratore mediocre e Cristiano dell’apparenza (del tipo “sono Cristiano perchè vado a Messa ogni Domenica”), ben inserito nel tessuto politico della città in quanto meritevole conoscente di persone che contano. Questo nostro cittadino medio è rimasto bloccato nel traffico lungo il Viale Mellusi, dove ogni giorno, soprattutto nelle ore di punta, si inscena una carnevalesca giungla del posteggio, con automobili tranquillamente ferme in doppia fila per consentire ai conducenti di prendere il caffè, comprare il giornale, fare spese un più impegnative e che richiedono più tempo, magari anche semplicemente fermarsi a scambiare quattro chiacchiere con un proprio conoscente. Tanto non importa se nel frattempo il flusso delle automobili viene fortemente rallentato da tutte queste auto ferme (rigorosamente con le luci d’emergenza inserite!) dove non si potrebbe, perchè tanto “si passa lo stesso”. Il nostro cittadino medio dunque vede questa situazione vergognosa ed inveisce in cuor suo contro tutti quei suoi concittadini che “se ne fottono” delle auto che devono circolare ed occupano serenamente la strada per poter fare i propri comodi evitando qualunque sforzo o fatica. Ma il nostro cittadino medio se la prende anche con i vigili urbani della città che evidentemente non puniscono queste palesi e reiterate infrazioni. Ma superato questo primo ingorgo il nostro cittadino medio ne trova un altro dovuto stavolta ad una deviazione della circolazione… perchè il politico di turno sta tenendo un “improrogabile” comizio e, data la “internazionale” importanza del personaggio, ha bisogno di bloccare la strada per poter essere condotto nel luogo dell’evento in tutta sicurezza e lontano da “possibili minacce terroristiche”. Ma il politico che tiene il comizio è un caro amico del nostro cittadino medio, oseremmo dire (ma qui bisogna bisbigliare perchè certe cose è vietato dirle – soltanto dirle però) che è grazie a quel politico che il nostro cittadino medio può ogni giorno svolgere mediocremente il suo lavoro, perciò stavolta non inveisce contro nessuno, nemmeno contro i vigili che ha maledetto poco prima e che adesso ha trovato tutti schierati a presidiare il divieto d’accesso alla strada bloccata per il comizio. Ma finalmente il nostro cittadino medio raggiunge la sua tanto ambita destinazione e, poichè la carenza di posti auto non offre la possibilità di fermarsi presso quel luogo nel rispetto delle norme, ferma l’auto serenamente in doppia fila.
Si badi che la mia esemplificazione non è affatto fittizia o esagerata e il fatto che io mi sia riferito ad un cittadino medio non vuol dire che esso non rappresenti nessun cittadino in particolare, anzi il mio tentativo è di rappresentare tutti i cittadini beneventani, accomunati dall’indifferenza, dalla superficialità, dalla totale mancanza di senso d’appartenenza alla propria città, alla propria terra e al suo futuro. E quando manca il senso d’appartenenza, quando non si possiede e non si sente la consapevolezza di essere parte di un tutto che ha una storia e dei valori propri da difendere, a mancare è soprattutto l’amore per questa storia, per questi valori, per questa bellissima terra. Manca quell’amore che dovrebbe spingere ogni cittadino a non volere agire esclusivamente per il proprio interesse, che dovrebbe far sentire il desiderio di volere il bene della propria città! Ma a Benevento oggi ciò che manca è proprio la capacità di volere, il coraggio di scegliere se o se no. Tutti, in special modo i giovani, restano in un limbo di non-decisione, di astensione rispetto ad ogni scelta caratterizzante. Quello che c’è va bene così perchè non c’è nessun vero motivo per cui uno dovrebbe rischiare e mettersi in discussione per contribuire ad un vento nuovo, fresco e carico di cambiamento. Per far bene a chi poi? Se si percepisce un bisogno ci si rivolge alle conoscenze. E chi non ha conoscenze o non ne ha di sufficientemente influenti resta nell’ombra e non può risalire. Così come resta terribilmente nell’ombra chi non ragiona per il proprio particolare e contingente interesse, quelle persone (e ci sono!) che se hanno conoscenze non vi si rivolgono o se ne vergognano. Quelle persone oneste che se non hanno conoscenze non le cercano e soffrono nel vedere i propri diritti non tutelati, anzi uccisi e distrutti dal mancato adempimento dei propri doveri da parte dei più.
Non ho paura che mi venga mossa l’accusa di generalizzare o peggio ancora di essere un improduttivo moralista. Rispondo già adesso ad entrambe: credo sia necessario generalizzare in una realtà come quella del Sannio (che ho in parte descritto e che meglio descriverò nei successivi posts) in cui è la stragrande maggioranza ad essere direttamente responsabile delle malattie culturali che strangolano il presente ed assicurano un futuro triste e sterile. Perchè generalizzare è come ritenere che al buio tutti rubino e commettano iniquità: chi davvero lo fa non può dimostrare il contrario, mentre chi è retto può accendere una luce e far vedere chiaramente che è retto e che non rubava. E la mia intenzione non è quella di imitare Savonarola condannando al rogo chi sbaglia, bensì quella di far luce su una realtà colpevolmente stagnante per stimolare quelle persone (e ci sono!) che come me sentono l’amore per questa terra e vogliono adoperarsi per cambiarla, hanno il coraggio di volere, sentono fortemente di essere chiamati a contribuire, affinchè il vento del cambiamento arrivi!
Se siete retti, se ogni giorno vi impegnate per il vostro dovere sognando un futuro più limpido, se siete stanchi di non poter affermare davvero questo vostro sogno, se sentite il desiderio di fare qualcosa per porre fine a questa asfissiante stagnazione culturale e morale, se amate la libertà e volete affermarla nel nostro Sannio, sarò lietissimo di unire le mie forze alle vostre per iniziare quel cambiamento di cui la nostra terra ha sete!

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Informazioni su Simone Aversano

Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». (Luca 5,5) Vedi tutti gli articoli di Simone Aversano

6 responses to “La Dormiente del Sannio

  • Anonymous

    Hai centrato benissimo il problema della nostra terra. Sono felice di partecipare a questo cambiamento.
    Ogni tanto ti proporrò qualche post e poi pubblicizzeremo questo blog anche attraverso il mio.

    Giovanni Palmieri.

  • s.a.d.b.

    Grazie mille! Sono contento della tua risposta positiva e che essa sia arrivata così presto. Spero che il progetto che ho in mente possa prendere corpo in maniera efficace e confido sicuramente anche sul tuo supporto.

    Grazie ancora!

    Simone

  • Flavia

    Quanta lucidità e quanta speranza di cambiare questa mentalità cosi’ diffidente di credere e pensare liberamente.
    Bravo Simone, sono sempre Flavia, sempre da Parigi, sempre attenta da quando l’ho scoperto del tuo blog.
    Ancora una volta ti voglio dire che siamo con te!

  • s.a.d.b.

    Grazie ancora per questo sostegno carissima Flavia! Spero davvero che la tua buona stella possa rilanciare la speranza di una vera rinascita culturale e morale nel nostro Sannio.

  • Andrea

    Complimenti per il blog.
    Siete giovani. Siete forti. E allora coraggio. Il futuro dell’Italia passerà attraverso il rinnovamento del Sud. Quassù a Treviso sono troppo imbevuti di pseudocultura da “mitico nordest”. Un abbraccio e un sereno in bocca al lupo per i tuoi progetti!

  • Simone Aversano

    Grazie Andrea, spero vivamente che gli auguri e le speranze che persone come te ripongono in un progetto come questo blog possano essere appagati. La strada è difficile ma non impossibile…

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