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	<title>Commenti per Il fresco profumo di libertà</title>
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	<description>per un Sannio libero dal clientelismo!</description>
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		<title>Commenti su L&#8217;associazione studentesca DEMOS dell&#8217;Università del Sannio crea un &#8220;giornalino&#8221; di discussione di Romeo Castiglione</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/12/05/lassociazione-studentesca-demos-delluniversita-del-sannio-crea-un-giornalino-di-discussione/comment-page-1/#comment-360</link>
		<dc:creator>Romeo Castiglione</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 15:00:02 +0000</pubDate>
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		<description>Sono contento di contribuire a migliorare questa università facendo parte di DEMOS, il nostro non-periodico deve diventare un punto fermo all&#039;interno della facoltà,c&#039;è il bisogno di far sentire la nostra voce</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono contento di contribuire a migliorare questa università facendo parte di DEMOS, il nostro non-periodico deve diventare un punto fermo all&#8217;interno della facoltà,c&#8217;è il bisogno di far sentire la nostra voce</p>
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		<title>Commenti su L&#8217;associazione studentesca DEMOS dell&#8217;Università del Sannio crea un &#8220;giornalino&#8221; di discussione di consolata lapati</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/12/05/lassociazione-studentesca-demos-delluniversita-del-sannio-crea-un-giornalino-di-discussione/comment-page-1/#comment-359</link>
		<dc:creator>consolata lapati</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 10:10:36 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;idea di fare comunita&#039; a livello universitario per aiutarsi reciprocamente e&#039; un&#039;idea vincente, spero abbia un  seguito! 
Se tu hai un&#039;idea ed io ho un&#039;idea, e decidiamo di scambiarcele, dopo ognuno di noi avrà due idee. Se io ho un dollaro, e tu hai un dollaro, e ce li scambiamo, dopo lo scambio abbiamo sempre un dollaro a testa. (Dan Zadra)
Auguri!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di fare comunita&#8217; a livello universitario per aiutarsi reciprocamente e&#8217; un&#8217;idea vincente, spero abbia un  seguito!<br />
Se tu hai un&#8217;idea ed io ho un&#8217;idea, e decidiamo di scambiarcele, dopo ognuno di noi avrà due idee. Se io ho un dollaro, e tu hai un dollaro, e ce li scambiamo, dopo lo scambio abbiamo sempre un dollaro a testa. (Dan Zadra)<br />
Auguri!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Avviso di Libertà, sabato 19 settembre ore 15 su Caffè News TV di Paolo Esposito</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/09/19/avviso-di-liberta-sabato-19-settembre-ore-15-su-caffe-news-tv/comment-page-1/#comment-357</link>
		<dc:creator>Paolo Esposito</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 19:22:50 +0000</pubDate>
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		<description>Caffè News TV si è trasferita su: http://livestream.com/caffenewstv
Stay Tuned!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caffè News TV si è trasferita su: <a href="http://livestream.com/caffenewstv" rel="nofollow">http://livestream.com/caffenewstv</a><br />
Stay Tuned!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Benevento, inadeguata Piazza Roma per la pista di pattinaggio di Locali Roma</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/11/23/benevento-inadeguata-piazza-roma-per-la-pista-di-pattinaggio/comment-page-1/#comment-356</link>
		<dc:creator>Locali Roma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:31:42 +0000</pubDate>
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		<description>peccato perchè è figa la pista di ghiaccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>peccato perchè è figa la pista di ghiaccio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Rifiuti &#8220;porta a porta&#8221;, si comincia. Messaggio D&#8217;Oggi del 12 novembre 2009 di Sara</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/11/12/rifiuti-porta-a-porta-si-comincia-messaggio-doggi-del-12-novembre-2009/comment-page-1/#comment-355</link>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:49:25 +0000</pubDate>
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		<description>Nel Comune di Ceppaloni questo progetto è già in atto da circa un anno e mezzo. Devo dire che quando l&#039;estate scorsa, trovandomi lì per le vacanze, ho potuto sperimentare direttamente questo sistema, inizialmente mi è parso una grande idea.
Poi, però, ho cominciato a notare alcune magagne: ricordo, ad esempio, che mia madre passava una gran bella quota di tempo a ricordare a nonni, zii, prozii e a tutta la parentela over 70 (ovvero all&#039;80% del paese...) che cosa in quella giornata doveva essere posto sulla soglia della porta per il ritiro; per non parlare poi delle discussioni sul “cosa fosse cosa”, ovvero sulle categorie di appartenenza dei vari rifiuti, rispetto alle quali andavano sfatati alcuni luoghi comuni (ad esempio, i cartoni della pizza da asporto particolarmente unti e sporchi non vanno nella carta, così come le ossa di animale non vanno nell’organico).
Ma accanto alla comprensibile fatica degli anziani che, nonostante la complessità della faccenda parevano particolarmente assidui nel loro impegno, c’è addirittura chi ha pensato di non poter sopravvivere a questa faraonica impresa e ha pensato di provvedervi in altro modo. Sto parlando di coloro che si credono sempre più furbi degli altri, i quali, giudicando questa richiesta davvero troppo gravosa e dispendiosa in termini di tempo, trovavano molto più comodo gettare i rifiuti, chiaramente non differenziati, in strada, ammucchiandoli nei punti dove, fino a qualche tempo prima, erano presenti i vecchi contenitori pubblici per la raccolta dell’immondizia. In questo modo, contribuivano a ripristinare la situazione di partenza, alla quale invece si stava tentando di porre rimedio.
A parte qualche perplessità sul ritiro non giornaliero dell’organico (pensate a una famiglia abbastanza numerosa che da mercoledì a venerdì deve tenersi in casa avanzi di cibo e simili...),
personalmente credo che tentar non nuocia, soprattutto quando si tratta di educare le persone.
Mi auguro solo che il progetto venga opportunamente monitorato e, a distanza di qualche tempo, ne venga valutato l’impatto effettivo; non si può partire dal presupposto che esso possa rappresentare a prescindere l’unica e migliore soluzione al problema. Mi auguro che il Comune di Benevento dia chiare indicazioni rispetto alle modalità di differenziazione, magari fornendo a ciascuna famiglia un opuscolo con l’elenco delle cose che possono o non possono rientrare in una determinata categoria di rifiuti: se la raccolta differenziata si deve fare, è ragionevole pensare che venga fatta correttamente.
Per quanto riguarda gli anziani, soprattutto quelli soli, occorrerà un pò di sostegno, da parte ad esempio dei vicini di casa o di chi si occupa di loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Comune di Ceppaloni questo progetto è già in atto da circa un anno e mezzo. Devo dire che quando l&#8217;estate scorsa, trovandomi lì per le vacanze, ho potuto sperimentare direttamente questo sistema, inizialmente mi è parso una grande idea.<br />
Poi, però, ho cominciato a notare alcune magagne: ricordo, ad esempio, che mia madre passava una gran bella quota di tempo a ricordare a nonni, zii, prozii e a tutta la parentela over 70 (ovvero all&#8217;80% del paese&#8230;) che cosa in quella giornata doveva essere posto sulla soglia della porta per il ritiro; per non parlare poi delle discussioni sul “cosa fosse cosa”, ovvero sulle categorie di appartenenza dei vari rifiuti, rispetto alle quali andavano sfatati alcuni luoghi comuni (ad esempio, i cartoni della pizza da asporto particolarmente unti e sporchi non vanno nella carta, così come le ossa di animale non vanno nell’organico).<br />
Ma accanto alla comprensibile fatica degli anziani che, nonostante la complessità della faccenda parevano particolarmente assidui nel loro impegno, c’è addirittura chi ha pensato di non poter sopravvivere a questa faraonica impresa e ha pensato di provvedervi in altro modo. Sto parlando di coloro che si credono sempre più furbi degli altri, i quali, giudicando questa richiesta davvero troppo gravosa e dispendiosa in termini di tempo, trovavano molto più comodo gettare i rifiuti, chiaramente non differenziati, in strada, ammucchiandoli nei punti dove, fino a qualche tempo prima, erano presenti i vecchi contenitori pubblici per la raccolta dell’immondizia. In questo modo, contribuivano a ripristinare la situazione di partenza, alla quale invece si stava tentando di porre rimedio.<br />
A parte qualche perplessità sul ritiro non giornaliero dell’organico (pensate a una famiglia abbastanza numerosa che da mercoledì a venerdì deve tenersi in casa avanzi di cibo e simili&#8230;),<br />
personalmente credo che tentar non nuocia, soprattutto quando si tratta di educare le persone.<br />
Mi auguro solo che il progetto venga opportunamente monitorato e, a distanza di qualche tempo, ne venga valutato l’impatto effettivo; non si può partire dal presupposto che esso possa rappresentare a prescindere l’unica e migliore soluzione al problema. Mi auguro che il Comune di Benevento dia chiare indicazioni rispetto alle modalità di differenziazione, magari fornendo a ciascuna famiglia un opuscolo con l’elenco delle cose che possono o non possono rientrare in una determinata categoria di rifiuti: se la raccolta differenziata si deve fare, è ragionevole pensare che venga fatta correttamente.<br />
Per quanto riguarda gli anziani, soprattutto quelli soli, occorrerà un pò di sostegno, da parte ad esempio dei vicini di casa o di chi si occupa di loro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Montalbano siamo! &#8211; A Benevento incomprensioni tra amministratori e cittadini di Sara</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/11/10/montalbano-siamo-a-benevento-incomprensioni-tra-amministratori-e-cittadini/comment-page-1/#comment-354</link>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 10:28:41 +0000</pubDate>
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		<description>“LA COLPA? ROBA DA VITTIME!”

Quello che più mi colpisce di tutta questa vicenda (a mio parere abbastanza agghiacciante) riguarda il tema della denuncia, che ritengo essere attualmente oggetto di una profonda dicotomia, una sorta di contesa tra due estremi contrapposti: non denunciare per non far sentire gli altri in colpa, denunciare per non sentirsi in colpa.
Il primo caso (non denunciare per non far sentire gli altri in colpa) è identificabile con maggiore frequenza nella situazioni di disagio collettivo, proprio come quella descritta nell’articolo. Roberto Saviano, in una recente intervista rilasciata ai microfoni di un noto programma televisivo, ha messo chiaramente in luce questa dinamica, affermando che “chi si espone dimostra che si può essere diversi, che si può scrivere senza compromesso, che si può vivere senza dover sempre mediare sulle cose importanti. E questa cosa mette in difficoltà, perché è come se facesse sentire sporchi tutti gli altri. Ovviamente non è così. E’ come se una persona, riconoscendoti qualcosa, si sentisse che lui è stato zitto, sentisse qualche colpa, qualche colpa che risiede in se stesso: essere stato troppo zitto, aver abbassato troppo la testa. Nei miei territori mi è capitato molto spesso di vedere testimoni di giustizia isolati, isolati non perché le persone avessero stima di coloro che questi testimoni avevano fatto arrestare, ma perché solo il fatto di aver denunciato per loro ha dimostrato un senso di diversità: ‘ma davvero credi che possano cambiare le cose? Ma davvero credi che questo impegno possa servire?’. E’ come se tu agendo in questo modo mettessi in crisi tutta la comunità che non ha agito; come se mettessi in crisi il loro quotidiano, il loro dirsi ‘è sempre andata così, ma tutto deve andare così’.” E credo  proprio che gli amministratori in questione siano effettivamente stati messi in crisi dalla segnalazione dei cittadini.
Il secondo caso (denunciare per non sentirsi in colpa) penso sia più frequentemente rintracciabile nelle vicende criminose che intaccano la sfera privata, in cui il ruolo della vittima pare interessato da una forma di forte sbilanciamento, che tende ad enfatizzare la responsabilità di chi ha subito piuttosto che la colpevolezza di chi ha agito, producendo una distorsione percettiva a mio parete molto pericolosa. Si pensi, ad esempio, ai numerosi casi di violenze sulle donne da parte di coniugi o familiari e alle rappresentazioni sociali del fenomeno in questione. Recentemente ho assistito ad una trasmissione televisiva in cui una donna vittima di abusi raccontava la sua storia, ammettendo di aver segnalato la sua situazione di sofferenza fisica e psichica per ricevere aiuto, ma di non aver proceduto alla denuncia del marito, dal quale ha preferito chiedere la separazione. A questa affermazione, la conduttrice è letteralmente inorridita ed è intervenuta definendo l’esperienza della donna come una delle tante ‘sofferenze inutili’, perché improduttive dal punto di vista legale. Ma possiamo anche pensare a tutte le pubblicità a sfondo sociale che imperversano sulle emittenti televisive, dichiarandosi quali strumenti ‘contro la violenza sulle donne’; la trama è sempre la stessa: donna abusata che trova il coraggio di denunciare il fatto a una delle diverse istituzioni o associazioni promotrici dello slogan e che, in questo modo, può ricevere aiuto. Nulla di male in tutto questo, anzi tanto di cappello. Ritengo, però, che questa sorta di ‘accanimento’ nei confronti dell’incoraggiamento alla denuncia finisca per far passare un messaggio del tipo: ‘il fatto ormai è accaduto, ora sta a te decidere che fare’. Il silenzio sull&#039;identità del responsabile sconvolge di più dell&#039;atto che egli ha compiuto. Ciò che talvolta sfugge è che il problema primario non è rappresentato da chi non denuncia, ma da chi commette questi gravi atti. Come nel caso dei cittadini dell’articolo, il non fare i nomi dei responsabili pare essere quasi più deplorevole dell’atto che essi hanno compiuto, il quale passa automaticamente nella dimensione del dato per scontato, dell’irrisolvibile e quasi del decolpevolizzato .
Quello che io credo è che qualunque mezzo si professi quale strumento di lotta contro queste problematiche, forse dovrebbe prima di tutto urlare a gran voce che non si deve usare violenza; sembra una stupidaggine, ma credo che si sia persa l’abitudine di dire dei ‘no’, di dire che certe cose sono sbagliate e ingiuste, anche se molto diffuse. E’ il reato che deve essere posto al centro dell’attenzione,  prima di ogni altra cosa: non può semplicemente rappresentare l’antefatto, la premessa alla questione della denuncia. Lo spostare il fulcro dell’attenzione su di essa, equivale a prendere atto di una realtà inquinata da fatti illeciti, considerando questi come elementi strutturali della realtà e, quindi, aderendo ad una sorta di rassegnazione che fa slittare tutto sulla responsabilità individuale della vittima, che pare diventare il vero nocciolo della questione. Credo che la denuncia non possa e non debba essere considerata una discriminante per classificare sofferenze di serie A e sofferenze di serie B, perché non esistono drammi inutili o non degni di attenzione. Inutili sono piuttosto i reati che producono questa sofferenza.
Dunque, non denunciare per non far sentire gli altri in colpa o denunciare per non sentirsi in colpa. In ogni caso, la colpa sta dalla parte delle vittime.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“LA COLPA? ROBA DA VITTIME!”</p>
<p>Quello che più mi colpisce di tutta questa vicenda (a mio parere abbastanza agghiacciante) riguarda il tema della denuncia, che ritengo essere attualmente oggetto di una profonda dicotomia, una sorta di contesa tra due estremi contrapposti: non denunciare per non far sentire gli altri in colpa, denunciare per non sentirsi in colpa.<br />
Il primo caso (non denunciare per non far sentire gli altri in colpa) è identificabile con maggiore frequenza nella situazioni di disagio collettivo, proprio come quella descritta nell’articolo. Roberto Saviano, in una recente intervista rilasciata ai microfoni di un noto programma televisivo, ha messo chiaramente in luce questa dinamica, affermando che “chi si espone dimostra che si può essere diversi, che si può scrivere senza compromesso, che si può vivere senza dover sempre mediare sulle cose importanti. E questa cosa mette in difficoltà, perché è come se facesse sentire sporchi tutti gli altri. Ovviamente non è così. E’ come se una persona, riconoscendoti qualcosa, si sentisse che lui è stato zitto, sentisse qualche colpa, qualche colpa che risiede in se stesso: essere stato troppo zitto, aver abbassato troppo la testa. Nei miei territori mi è capitato molto spesso di vedere testimoni di giustizia isolati, isolati non perché le persone avessero stima di coloro che questi testimoni avevano fatto arrestare, ma perché solo il fatto di aver denunciato per loro ha dimostrato un senso di diversità: ‘ma davvero credi che possano cambiare le cose? Ma davvero credi che questo impegno possa servire?’. E’ come se tu agendo in questo modo mettessi in crisi tutta la comunità che non ha agito; come se mettessi in crisi il loro quotidiano, il loro dirsi ‘è sempre andata così, ma tutto deve andare così’.” E credo  proprio che gli amministratori in questione siano effettivamente stati messi in crisi dalla segnalazione dei cittadini.<br />
Il secondo caso (denunciare per non sentirsi in colpa) penso sia più frequentemente rintracciabile nelle vicende criminose che intaccano la sfera privata, in cui il ruolo della vittima pare interessato da una forma di forte sbilanciamento, che tende ad enfatizzare la responsabilità di chi ha subito piuttosto che la colpevolezza di chi ha agito, producendo una distorsione percettiva a mio parete molto pericolosa. Si pensi, ad esempio, ai numerosi casi di violenze sulle donne da parte di coniugi o familiari e alle rappresentazioni sociali del fenomeno in questione. Recentemente ho assistito ad una trasmissione televisiva in cui una donna vittima di abusi raccontava la sua storia, ammettendo di aver segnalato la sua situazione di sofferenza fisica e psichica per ricevere aiuto, ma di non aver proceduto alla denuncia del marito, dal quale ha preferito chiedere la separazione. A questa affermazione, la conduttrice è letteralmente inorridita ed è intervenuta definendo l’esperienza della donna come una delle tante ‘sofferenze inutili’, perché improduttive dal punto di vista legale. Ma possiamo anche pensare a tutte le pubblicità a sfondo sociale che imperversano sulle emittenti televisive, dichiarandosi quali strumenti ‘contro la violenza sulle donne’; la trama è sempre la stessa: donna abusata che trova il coraggio di denunciare il fatto a una delle diverse istituzioni o associazioni promotrici dello slogan e che, in questo modo, può ricevere aiuto. Nulla di male in tutto questo, anzi tanto di cappello. Ritengo, però, che questa sorta di ‘accanimento’ nei confronti dell’incoraggiamento alla denuncia finisca per far passare un messaggio del tipo: ‘il fatto ormai è accaduto, ora sta a te decidere che fare’. Il silenzio sull&#8217;identità del responsabile sconvolge di più dell&#8217;atto che egli ha compiuto. Ciò che talvolta sfugge è che il problema primario non è rappresentato da chi non denuncia, ma da chi commette questi gravi atti. Come nel caso dei cittadini dell’articolo, il non fare i nomi dei responsabili pare essere quasi più deplorevole dell’atto che essi hanno compiuto, il quale passa automaticamente nella dimensione del dato per scontato, dell’irrisolvibile e quasi del decolpevolizzato .<br />
Quello che io credo è che qualunque mezzo si professi quale strumento di lotta contro queste problematiche, forse dovrebbe prima di tutto urlare a gran voce che non si deve usare violenza; sembra una stupidaggine, ma credo che si sia persa l’abitudine di dire dei ‘no’, di dire che certe cose sono sbagliate e ingiuste, anche se molto diffuse. E’ il reato che deve essere posto al centro dell’attenzione,  prima di ogni altra cosa: non può semplicemente rappresentare l’antefatto, la premessa alla questione della denuncia. Lo spostare il fulcro dell’attenzione su di essa, equivale a prendere atto di una realtà inquinata da fatti illeciti, considerando questi come elementi strutturali della realtà e, quindi, aderendo ad una sorta di rassegnazione che fa slittare tutto sulla responsabilità individuale della vittima, che pare diventare il vero nocciolo della questione. Credo che la denuncia non possa e non debba essere considerata una discriminante per classificare sofferenze di serie A e sofferenze di serie B, perché non esistono drammi inutili o non degni di attenzione. Inutili sono piuttosto i reati che producono questa sofferenza.<br />
Dunque, non denunciare per non far sentire gli altri in colpa o denunciare per non sentirsi in colpa. In ogni caso, la colpa sta dalla parte delle vittime.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ripavimentato il marciapiede di Via Pascoli a Benevento: una battaglia vinta dal gruppo Benevento Città Racconta di Simone Aversano</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/10/21/ripavimentato-il-marciapiede-di-via-pascoli-a-benevento-una-battaglia-vinta-dal-gruppo-benevento-citta-racconta/comment-page-1/#comment-350</link>
		<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 07:51:22 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie ad Alfredo, è bellissimo sia vedere questi successi civici, ancor più se raggiunti da giovani, sia poterli raccontare. Sono convinto che a Benevento si sta muovendo qualche cosa nella società civile, sono maturi i tempi per un riscatto che può essere costruito con l&#039;impegno di tutti.
Continueremo a parlarne a voce alta...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ad Alfredo, è bellissimo sia vedere questi successi civici, ancor più se raggiunti da giovani, sia poterli raccontare. Sono convinto che a Benevento si sta muovendo qualche cosa nella società civile, sono maturi i tempi per un riscatto che può essere costruito con l&#8217;impegno di tutti.<br />
Continueremo a parlarne a voce alta&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Saviano risveglia le coscienze di Simone Aversano</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/10/14/saviano-risveglia-le-coscienze/comment-page-1/#comment-349</link>
		<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 07:48:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://simoneaversano.wordpress.com/?p=1256#comment-349</guid>
		<description>Ciao Sara, grazie per il tuo intervento che trovo profondissimo e molto bello. Saviano con le sue sferzate, sempre tirate fuori dalle viscere di un&#039;identità lacerata dai mali del nostro tempo, evidentemente ci risveglia davvero le coscienze. E ci dà forse un impeto alla lotta della parola che pochi altri sanno infondere. Io seguo sempre i suoi scritti e devo dire che quasi mai mi sono trovato in disaccordo con lui. Anzi, quasi sempre il suo punto di vista è stato come quello del poeta, che dice esattamente quello che proviamo con parole che noi non avremmo mai saputo trovare. Forse questo è un ulteriore elemento di feroce avversione contro Saviano da parte non solo dei camorristi ma anche della gente comune che non vuole rinascere ma continuare ad essere morta, senza diritti nè integrità mentre tutto è mangiato dalle mafie.
Mi fermo qui altrimenti scrivo un altro articolo...
Quando vuoi mandami i tuoi contributi, pensieri, riflessioni, anche qualche cronaca se ti va. Lo pubblico volentieri e sono certo che verrebbe letto con altrettanto piacere.
A presto!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Sara, grazie per il tuo intervento che trovo profondissimo e molto bello. Saviano con le sue sferzate, sempre tirate fuori dalle viscere di un&#8217;identità lacerata dai mali del nostro tempo, evidentemente ci risveglia davvero le coscienze. E ci dà forse un impeto alla lotta della parola che pochi altri sanno infondere. Io seguo sempre i suoi scritti e devo dire che quasi mai mi sono trovato in disaccordo con lui. Anzi, quasi sempre il suo punto di vista è stato come quello del poeta, che dice esattamente quello che proviamo con parole che noi non avremmo mai saputo trovare. Forse questo è un ulteriore elemento di feroce avversione contro Saviano da parte non solo dei camorristi ma anche della gente comune che non vuole rinascere ma continuare ad essere morta, senza diritti nè integrità mentre tutto è mangiato dalle mafie.<br />
Mi fermo qui altrimenti scrivo un altro articolo&#8230;<br />
Quando vuoi mandami i tuoi contributi, pensieri, riflessioni, anche qualche cronaca se ti va. Lo pubblico volentieri e sono certo che verrebbe letto con altrettanto piacere.<br />
A presto!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ripavimentato il marciapiede di Via Pascoli a Benevento: una battaglia vinta dal gruppo Benevento Città Racconta di alfredo1930</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/10/21/ripavimentato-il-marciapiede-di-via-pascoli-a-benevento-una-battaglia-vinta-dal-gruppo-benevento-citta-racconta/comment-page-1/#comment-348</link>
		<dc:creator>alfredo1930</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 13:08:31 +0000</pubDate>
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		<description>la notizia è importante perchè significa 1)che vi sono sempre giovani interessati alla vita della città e dei propri concittadini:Quando è possibile loro intervenire sono gli interlocutori migliori nella palude della distrazione delle amministrazioni.Un esempio del genere /pavimento stradale  pericoloso perchè trascurato/non solo motiva maggiormente il cittadino ad osservare la propria città criticamente,mama pone gli amministratori,quando si è raggiunti un certo limite di indifferenza a dover agire.Bravi avanti con queste notizie di risveglio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la notizia è importante perchè significa 1)che vi sono sempre giovani interessati alla vita della città e dei propri concittadini:Quando è possibile loro intervenire sono gli interlocutori migliori nella palude della distrazione delle amministrazioni.Un esempio del genere /pavimento stradale  pericoloso perchè trascurato/non solo motiva maggiormente il cittadino ad osservare la propria città criticamente,mama pone gli amministratori,quando si è raggiunti un certo limite di indifferenza a dover agire.Bravi avanti con queste notizie di risveglio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Saviano risveglia le coscienze di Sara</title>
		<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/10/14/saviano-risveglia-le-coscienze/comment-page-1/#comment-344</link>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:58:17 +0000</pubDate>
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		<description>Bellissimo articolo di Saviano e altrettanto interessante questo commento. Effettivamente le occasioni per notare questa coincidenza sono state molteplici (Saviano parla di Nassiriya, del Libano...); non ultima, mi viene da aggiungere, la massiccia presenza di ragazzi provenienti dalle province meridionali nell&#039;Accademia militare della mia città, Modena. La prima immagine che collego a questi fatti è quella dei bambini soldato: categorie deboli che, senza scrupoli, vengono utilizzate dalle loro rispettive nazioni per combattere le guerre dei potenti. La loro debolezza deriva non solo dalla questione legata all&#039;età (sicuramente indiscutibile), ma anche dalla totale assenza di sane opportunità della quale questi bambini sono vittime. Forse anche per loro esisterebbero altre alternative (la prostituzione, lo sfruttamento, il commercio illegale...), ma è la guerra che offre un&#039;opportunità di (presunto) riscatto: la violenza che &quot;salva&quot; da altra violenza.
Credo che i nostri ragazzi somiglino molto ai bambini soldato. Anche a loro, con la guerra, viene offerta una &quot;possibilità&quot;. 
A quello che in modo così illuminante afferma Saviano, aggiungerei che si tratta anche di una forma di riscatto da un&#039;&quot;alterità primordiale&quot;, che da sempre fa del Meridione la spina nel fianco dell&#039;Italia; da quell&#039;estraneità che sembra sempre minacciare e intaccare ogni progetto di identità e unità nazionale, sin dagli albori della nostra storia &quot;comune&quot;. Oggi le immagini degli stranieri provenienti dall&#039;esterno hanno in parte mitigato la percezione di un&#039;alterità interna alla stessa Italia, proponendo nuove soglie di estraneità (altre lingue, religioni, culture, arretratezze...), che ci impongono di essere &quot;uniti&quot; di fronte al diverso. Ma ad una condizione: che tutti, abitanti del Sud in primo luogo, dimostrino di non essere come loro. Credo che, forse solo inconsciamente, venga chiesto un riscatto in questo senso, riscatto che i nostri ragazzi stanno già pagando da tempo a prezzo del loro sangue. Solo così potranno dimostrare di essere veri italiani, in lotta contro il medesimo nemico. E allora via con i funerali di Stato, lutto nazionale, prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali. 
Senza di questo sarebbero il nulla, o forse, solo qualche goccia in più dentro alla famigerata Questione Meridionale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo articolo di Saviano e altrettanto interessante questo commento. Effettivamente le occasioni per notare questa coincidenza sono state molteplici (Saviano parla di Nassiriya, del Libano&#8230;); non ultima, mi viene da aggiungere, la massiccia presenza di ragazzi provenienti dalle province meridionali nell&#8217;Accademia militare della mia città, Modena. La prima immagine che collego a questi fatti è quella dei bambini soldato: categorie deboli che, senza scrupoli, vengono utilizzate dalle loro rispettive nazioni per combattere le guerre dei potenti. La loro debolezza deriva non solo dalla questione legata all&#8217;età (sicuramente indiscutibile), ma anche dalla totale assenza di sane opportunità della quale questi bambini sono vittime. Forse anche per loro esisterebbero altre alternative (la prostituzione, lo sfruttamento, il commercio illegale&#8230;), ma è la guerra che offre un&#8217;opportunità di (presunto) riscatto: la violenza che &#8220;salva&#8221; da altra violenza.<br />
Credo che i nostri ragazzi somiglino molto ai bambini soldato. Anche a loro, con la guerra, viene offerta una &#8220;possibilità&#8221;.<br />
A quello che in modo così illuminante afferma Saviano, aggiungerei che si tratta anche di una forma di riscatto da un&#8217;&#8221;alterità primordiale&#8221;, che da sempre fa del Meridione la spina nel fianco dell&#8217;Italia; da quell&#8217;estraneità che sembra sempre minacciare e intaccare ogni progetto di identità e unità nazionale, sin dagli albori della nostra storia &#8220;comune&#8221;. Oggi le immagini degli stranieri provenienti dall&#8217;esterno hanno in parte mitigato la percezione di un&#8217;alterità interna alla stessa Italia, proponendo nuove soglie di estraneità (altre lingue, religioni, culture, arretratezze&#8230;), che ci impongono di essere &#8220;uniti&#8221; di fronte al diverso. Ma ad una condizione: che tutti, abitanti del Sud in primo luogo, dimostrino di non essere come loro. Credo che, forse solo inconsciamente, venga chiesto un riscatto in questo senso, riscatto che i nostri ragazzi stanno già pagando da tempo a prezzo del loro sangue. Solo così potranno dimostrare di essere veri italiani, in lotta contro il medesimo nemico. E allora via con i funerali di Stato, lutto nazionale, prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali.<br />
Senza di questo sarebbero il nulla, o forse, solo qualche goccia in più dentro alla famigerata Questione Meridionale.</p>
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