Nel Paese in cui all’improvviso viene legalizzata la caccia al clandestino, i cittadini comuni non ci stanno a vedersi sottratto il beneficio di avere una colf o una badante straniera in casa. Nel Paese in cui un’Assemblea Costituente nel 1946-48 determinò il passaggio da un cruento regime totalitario ad una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sull’uguaglianza così come sul principio pluralista, il senso comune consente di valutare individui e cittadinanze in base alla più immediata utilità sociale che ciascuno può offrire all’economia di una famiglia medio-borghese. I clandestini, gli immigrati, coloro che da qualche giorno, in virtù di una legge del nostro Stato emanata dal governo Berlusconi, sono considerati delinquenti (in quanto colpevoli del reato di immigrazione clandestina), per la gente fanno male all’Italia per il semplice fatto che, a torto o a ragione, sono unanimemente considerati come malviventi, assassini, ladri, stupratori, delinquenti nel vero senso della parola. Delinquenti al quadrato, delinquenti su ben due piani: il piano della legge e quello della coscienza comune. Due piani che si incontrano per fare della democrazia la pericolosissima corrispondenza tra ciò che chiede la maggioranza e ciò che i rappresentanti della medesima maggioranza attuano come politica di governo. In altre parole, si sta perdendo la bussola, in questo Paese, tra ciò che è opportuno sul piano dell’unità nazionale, del rispetto dei diritti umani di ciascun individuo, della qualificazione della nostra Repubblica come realmente democratica, e ciò che, invece, è sentito come necessità impellente da una massa sempre più indistinta e confusa di individui: la maggioranza.
La medesima maggioranza che avverte come assolutamente necessaria l’eccezione alla regola che pone fuori dal diritto del nostro Stato coloro che vi sono entrati e vi soggiornano clandestinamente. Da ciò il governo ha avuto buon gioco a prevedere ed emanare la normativa di sanatoria per colf e badanti, le uniche categorie di clandestini che gli italiani sembrano voler riconoscere come meritevoli del rispetto dei diritti dell’uomo e del cittadino. Quella delle colf e delle badanti, a dire il vero, è una vera e propria economia sommersa, un mercato che sta ai confini dell’illecito, ma che oggi rappresenta l’ossatura stessa dell’Italia che avanza, che lavora, che vive sempre di meno in casa e si vive sempre di meno negli ambienti familiari. Colf e badanti rappresentano la fine del mito italico della famiglia, rappresentano il desiderio immortale di vita iperattiva e piena di passatempi, rappresentano, nel nostro piccolo, il mondo industrializzato che si regge sulle spalle di quello povero o in via di sviluppo. Ma la miopia degli italiani è tale che essi oggi sono capaci di provare ribrezzo e ripugnanza per i clandestini che delinquono e quelli che, in genere, immigrano nel nostro Paese clandestinamente, ma non per quegli stranieri clandestini e non su cui le nostre economie familiari egoisticamente si reggono. E ancora restano immuni da tale ribrezzo ed esclusi da qualsiasi messa in discussione quegli spietati datori di lavoro, italianissimi, che sfruttano le miserie di povera gente straniera, immigrata nel nostro Paese in cerca di fortuna ma oggi alle prese con lavori sottopagati e con un regime lavorativo che spesso rasenta la schiavitù.
E’ in questi luoghi di lavoro, nelle coltivazioni, nelle fabbriche, nelle aziende piccole, medie e grandi, che si costruisce l’Italia del presente e del futuro. Noi mangiamo e vestiamo, tocchiamo e consumiamo troppo spesso oggetti e prodotti alla cui esistenza hanno contribuito grandemente quei clandestini sfruttati dal lavoro nero imposto da noi stessi italiani. Noi viviamo più o meno spensierati sulle spalle della miseria di chi è esattemente come noi, solo a tratti più sfortunato o forse più magnanimo di noi. Noi che viviamo in tutto questo, che viviamo grazie a quel sudore clandestino e a quella povertà di cui siamo anche direttamente responsabili, non sappiamo ringraziare nè in alcun modo tener conto di quanto per nostra colpa i clandestini del nostro Paese hanno fatto e fanno per noi e per l’Italia. Le colf e le badanti, quelle lavoratrici e quei lavoratori che, clandestini e non, lavorano per noi sotto il nostro naso, sappiamo tenerle a cuore e pretendere che non vadano via in blocco, come una legge ai limiti della tolleranza razziale avrebbe imposto. Gli altri no, gli altri non hanno fatto nulla per noi. Gli altri, anzi, hanno derubato, rapinato, ucciso, stuprato, quando non hanno semplicemente sottratto lavoro a nostri connazionali. Forse oggi l’Italia non è più cattiva, è solo più stanca. Più stanca di guardare e di guardarsi, di farsi la predica e di ascoltarla, di darsi un giudizio e di modificarsi, in una direzione o in un’altra. L’Italia non c’è, non vuole esserci, vuole rimanere sommessamente a galla, in un Paese dove il sentimento comune della massa riesce a discriminare molto di più di un governo che della ipocrita gestione della volontà di massa ha fatto il proprio cavallo di battaglia.


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