Inserito da: Simone Aversano | 9 Luglio 2009

A San Leucio del Sannio i dipendenti comunali non hanno percepito lo stipendio di giugno. Cattiva gestione ammnistrativa o errori in buona fede?

(Sannio Week) – Alla crisi economica va ricordata un’altra crisi. Che tendiamo a dimenticare. Chiamatela dell’etica, chiamatela della morale, chiamatela dei valori. Beh, il senso si è capito. Quello che, invece, troppo spesso non si vuole capire è che questa caduta libera della condotta onesta e del buon senso avviene da tempo. Quando c’è un problema si preferisce sempre cercare colpevoli altrove. Quando, invece, molto spesso stanno in casa propria (e nemmeno nascosti più di tanto). Si preferisce indicare cause esterne alle falle create piuttosto che ammettere le proprie responsabilità. E’ colpa della crisi economica, dell’11 settembre, della natura, di Dio, dei santi, del destino (non vorrei che, tra poco, nell’elenco dei colpevoli storici con cui prendersela, venissero ripristinati anche la crisi del ‘29 e qualche mostro mitologico). E’ colpa di qualsiasi di cosa, tranne che del vero colpevole. Si agisce così perchè è la strada più facile, indolore e agevole. E’ più comodo fare questo tipo di accuse piuttosto che fare dei ragionamenti concreti per cercare la verità. Prendiamo il caso dei dipendenti del comune di San Leucio del Sannio che non hanno percepito lo stipendio nel mese di giugno. Senza spiegazioni ufficiali, senza motivo, persone che devono percepire la propria paga, che si sudano la pagnotta ogni giorno, non hanno preso una monetina per un mese di lavoro. Zeru euro, per dirla alla Mourinho.
Non è stato il primo caso nel Sannio. Non sarà sicuramente l’ultimo purtroppo. Ma è una ferita che s’allarga. E ci fa ricordare chi l’ha inferta. Cioè amministratori o dirigenti autori o di una consapevole cattiva gestione economica (e, quindi, in completa malafede) oppure di errori in buona fede che però hanno l’acre sapore di un’incapacità abissale. Non c’è dubbio che qualunque sia la spiegazione, non cambia la sostanza, il risultato finale, ossia lo svuotamento dello scrigno di denaro. Qualunque sia la spiegazione è abbastanza impensabile che nessun dipendente comunale e nessun amministratore fossero a conoscenza di quello che stava succendendo. Anche chi non è stato l’artefice materiale del buco, ma sapeva, ha compiuto una scelta sbagliata. Quella di prendere due fette di prosciutto per chiudersi gli occhi, usare due tappi di cera per tapparsi le orecchie e adoperare un bavaglio per sigillarsi la bocca. Traducendo il tutto in più classico “non vedo, non sento, non parlo” (e non pago, in questo caso). Una sconcia omertà. Che si trasforma in connivenza, in complicità, in favoreggiamento. Fa bene ricordare questi termini ogni tanto. Non solo per mettere i puntini sulle i. Ma anche per sperare che qualche coscienza più sensibile, accortasi degli errori commessi, riapra gli occhi, ricominci a sentire, riprenda a parlare.

Giovanni Pio Marenna

(6 luglio 2009)


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie