Inserito da: Simone Aversano | 4 Giugno 2009

La politica osservata e discussa

Riporto qui di seguito, sotto forma di rassegna, la ricca serie di articoli che i ragazzi di Living Solopaca hanno prodotto nelle ultime settimane, catalogandoli nella sezione del proprio sito intitolata “Lampazzuni”. La parola, e dunque l’idea stessa della sezione del sito e della raccolta di articoli, si rifà al desiderio di ritornare all’origine, ad un luogo da cui si possa essere in grado di osservare e capire le cose, da dove provengono e per come si sono evolute. Ecco quindi che da questa pista parte il volo compiuto da questi giovani attraverso il panorama politico attuale in Italia, toccando spesso l’esperienza propria di una realtà sannita come quella di Solopaca.
Invito tutti a leggere con interesse e attenzione tutti gli articoli qui di seguito, gli spunti che si possono trovare sono innumerevoli, ma soprattutto si può trovare un racconto vero e vissuto di cosa significhi oggi essere giovani in Italia e guardare avanti in cerca di un futuro libero.
Buona lettura a tutti!

 

Il nuovo corso
di Giuseppe Casillo
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Crisi è una parola che è entrata da tempo nel nostro vocabolario. Parliamo di crisi economica, la sentiamo sulla nostra pelle e la viviamo giorno per giorno. Qui a Solopaca, però, la crisi è antecedente a quella economica: stiamo vivendo da diversi anni una crisi d’identità.
La società civile solopachese è caduta in un profondo sonno che apparentemente sembra non avere fine. La discussione politica, le iniziative giovanili, gli eventi culturali sono frutto solo della buona volontà di singoli, mentre si è perso lo spirito corale e la programmazione nel lungo periodo. La mia impressione, ma anche quella di molti altri, è che nel nostro paese si è persa da tempo, con le dovute eccezioni, la voglia di discutere, di proporre, di fare.
Il problema di certo non lo risolveremo con questo foglio informativo, ma il nostro obbiettivo è proprio quello di partecipare al risveglio degli animi nella nostra sonnacchiosa Solopaca. “Lampazzuni” è il luogo in cui nasce il “Sauculo”. Il nome lo abbiamo scelto non a caso: “Lampazzuni” rappresenta la purezza, il luogo in cui sgorga una nuova corrente.
Come Callimaco anche noi pensiamo che la corrente dei grandi fiumi è si forte e rigogliosa, ma trascina con se molti detriti e sporcizia. Perciò è da preferirsi il piccolo ruscello di montagna, meno forte ma più pulito.
Il nostro intento è, con il tempo, fare la stessa cosa: creare un nuovo corso che cacci via il vecchio ed il marcio e faccia risvegliare la coscienza critica del popolo solopachese.
Qui non abbiamo intenzione di fare politica in senso spicciolo, non esiste più ne destra ne sinistra quindi non avremmo neanche gli strumenti per “tirare” da una parte o dall’altra. Qui abbiamo intenzione di parlare di politica, di cultura, di società. Nella vita un po’ di ambizione non fa mai male, la nostra ambizione è quella di fornire degli strumenti per ritornare a pensare.
Le premesse sono d’obbligo: questo foglio informativo non ha una redazione, ciò vuol dire che chiunque voglia partecipare lo può fare tranquillamente inviando una email a: giuseppecasillo@hotmail.it, oppure consegnandola a noi firmatari, ma nello stesso tempo nessuno può pretendere che noi ci occupiamo di “questo” o di “quell’argomento”.
La propaganda politica non è benvenuta, qui si discute di fatti e non si offende nessuno. Ogni autore è responsabile di quello che scrive, poiché gli articoli dovranno essere necessariamente firmati, quindi le responsabilità ricadranno solo sull’autore. Oggi non so dirvi se questa breve introduzione sarà l’inizio di una lunga pubblicazione oppure sarà allo stesso tempo principio e fine di un progetto naufragato per chissà quali motivi, so solo che le buone intenzioni ci sono tutte e personalmente sono pronto ad imbarcarmi in questa nuova avventura.

(16 maggio 2009)

 

Striscia la … PdL-Eur
di Dante Tammaro
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Doveva essere il nuovo partito della destra italiana, che potesse interpretare le prerogative della classe media, della piccola imprenditoria e dei commercianti, categorie troppo spesso vittime di uno Stato troppo accentratore, sprecone, con una burocrazia che farebbe tremare quella dell’ Impero Spagnolo del seicento. Invece sta diventando il calderone dove si buttano tutti, e dove i criteri di selezione sono molto meno severi di quelli con cui si selezionano le “Veline” di “Striscia La Notizia”. Sei un politico socialista, democristiano, comunista, fascista e via dicendo, e sei scontento del tuo partito attuale?Passa al PDL-EUR.

Questo è il tipo di impostazione che si sta dando al PDL. L’ icona, il simbolo di questo andazzo è Daniele Capezzone, prima radicale convinto, divenuto Berlusconiano un mese prima della crisi del Governo Prodi, ma si potrebbero fare tanti altri esempi. Su questa cosa io non sono assolutamente d’ accordo. Dopo aver assistito alla polemica delle veline candidate l’ anno scorso alle elezioni Politiche, e a quelle sulla nomina di Mara Carfagna a Ministro(troppo forti i giornali tedeschi: contrapponevano le foto del giuramento a quelle del calendario osè della Carfagna!)siamo arrivati all’ importante appuntamento elettorale delle Europee. In passato i politici italiani se ne sono fregati di Strasburgo, anche se sono i più pagati d’ Europa(19.000 euro mensili di appannaggio). E questo ha sempre pesato negativamente sulla nostra economia: vi ricordate quel provvedimento approvato dall’ Europarlamento nel quale si dispone che il succo d’ arancia può anche non contenere…arance? E’ stato un colpo micidiale alla nostra agricoltura, e la sua approvazione è dovuta proprio all’ assenza o se preferite, alla disattenzione dei nostri euro-deputati. E questo è solo uno dei tanti esempi. Alla luce di questi fatti, cos’ ha fatto Berlusconi? Ha pensato bene di candidare nelle sue liste(badate bene: non le liste del PDL, ma le SUE liste) nella circoscrizione sud 18 persone delle quali 8 sono già parlamentari italiani o consiglieri regionali, quindi incompatibili, e nelle quali accogliamo con entusiasmo la candidatura di Clemente Mastella, uno dei fautori di quella “politica” alla quale il centro-destra ha sempre detto di contrapporsi, la “politica” del “Franza o Spagna…basta che se magna!”, la “politica” di portarsi moglie, figli, cognati e cugini in tutto ciò che muove voti(Parlamento, Regione, Provincia, Comune di Benevento e Agenzie provinciali varie nonché associazioni beneficiarie di contributi regionali milionari, con l’ ordine di gestirli con criterio assolutamente clientelare!). Per cosa abbiamo votato noi sanniti il 13 aprile dell’ anno scorso? Non facevamo prima a votare UDEUR tutti quanti? E al di là del fatto puramente politico, è corretto recuperare certi personaggi protagonisti di una condotta quanto meno discutibile sul piano umano-comportamentale?(vedi intercettazioni Mastella, pubblicate su svariati siti internet). E vi sembra una cosa seria candidare Barbara Matera, ex letteronza ed annunciatrice tv, a rappresentarci in una istituzione tanto importante come il Parlamento Europeo? Berlusconi dice: “potete scegliere, ci sono le preferenze”! Certo, ma il nostro Uomo della Provvidenza si è dimenticato di dire che per il meccanismo delle incompatibilità e delle eventuali rinunce, in Europa ci andrà anche chi non prende neanche il proprio voto: basterà che i voti li prende la lista PDL: come per magia, Mastella si trasformerà in Ezio Greggio, e con Barbara Matera(che ha detto: “il mio modello è Mara Carfagna!”, anche se non ha ancora posato per un calendario) faranno il nuovo programma: “Striscia la PDL-EUR”!

(16 maggio 2009)

 

Autonomia…da chi? da cosa?
di Dante Tammaro
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Sulla scia del nostro modesto tentativo di commentare queste elezioni europee, che forse per la prima volta(e per ovvi motivi) vedranno un altissimo tasso di astensione(si parla di un’ affluenza alle urne stimata intorno al 40%), un commento doveroso merita la lista del “Movimento Per le Autonomie” di Raffaele Lombardo, super – Governatore della Sicilia.
A queste elezioni l’ Mpa corre insieme a “La Destra” di Francesco Storace, ai “Pensionati uniti” di Fatuzzo e ad “alleanza di centro” di Francesco Pionati, eletto nel 2008 nelle file dell’ UDC, per poi andare a bussare, pochi mesi dopo, al portone (sempre aperto) del PDL.
Impossibile non notare la candidatura di Tommaso Barbato, noto per la vicenda dell’ aggressione al Sen. Cusumano lo scorso anno in Senato, reo di aver dato la fiducia al Governo Prodi, e noto anche per essere stato uno dei maggiori esponenti dell’ UDEUR in Campania.
Ma al di là dei “gossip”, la domanda che mi pongo è ben più seria, ed è un interrogativo che tutti noi ci dovremmo porre: in un’ Italia che ha un ritardo enorme rispetto all’ UE riguardo alle infrastrutture, nella quale i costi della politica si moltiplicano, con un sistema economico fragilissimo, e con una carenza di materie prime e di risorse energetiche, è davvero una grande priorità questa corsa alle autonomie?
A me preoccupa questa grande ascesa di partiti come la Lega Nord e l’ Mpa, perché ritengo che da un lato ci sia l’ intenzione di arrivare ad un federalismo che penalizzerà le regioni meridionali, dall’ altro sembra che ci sia la pretesa che la Regione Sicilia possa continuare indisturbata ad “infornare” centinaia di nuovi dirigenti regionali, oppure ai Comuni dell’ isola, di assumere oltre cento autisti per 19 autobus(alcuni dei quali sprovvisti di patente di guida!) e fare altri buchi di bilancio, come a Palermo: un dipendente comunale ogni 30 abitanti(come se a Solopaca ci fossero 134 dipendenti comunali!).
E in più, queste alleanze spesso portano della confusione, come sta succedendo soprattutto in Sicilia, dove Lombardo, che governa insieme al Pdl, di fatto sta facendo campagna elettorale contro ai suoi alleati.
Infine, mi chiedo: in un’ Italia che ha avuto un processo di unificazione molto complicato, nella quale i suoi abitanti non hanno ancora acquisito una coscienza civile comune, è opportuno risvegliare questi particolarismi che sono stati sempre l’ ostacolo principale alla formazione di questa coscienza, anzi sono stati la sua rovina in passato?
E’ opportuno pensare di stravolgere l’ ordinamento di una Repubblica che già così, senza federalismi e autonomismi vari, fatica a integrarsi in Europa, in questa Europa nella quale forse non crede più nessuno, soprattutto non ci credonoi nostri politici, un’ Europa che a volte annega nella sua stessa burocrazia, che non riesce ancora ad essere un organismo davvero sovrano, ma che comunque resta, a parere di molti, l’ unica nostra speranza di tenere testa a dei giganti quali gli USA, la Cina, l’ India e la Russia.

(maggio 2009)

 

“Il partito che non c’è”
di Giuseppe Casillo
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I giorni passano inesorabili e la consultazione elettorale del 6 e del 7 Giugno si avvicina. Come sempre sta accadendo ultimamente la sfida principale sarà tra i due maggiori partiti, quello di Berlusconi conosciuto ufficialmente come Popolo della Libertà ed il Partito Democratico. Della parrocchia Berlusconiana ne abbiamo già parlato nello scorso numero, mentre oggi ci accingiamo ad abbassare la lente d’ingrandimento sul “partito che non c’è”. Alla fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema ha dichiarato: “Alle elezioni non conta solo il nostro risultato, conta ricostruire un sistema di alleanze che ci permetta di tornare ad essere vincenti”, come dire che bisogna ricreare il calderone del governo Prodi con l’intenzione per nulla velata di tornare a governare.
Al leader ombra del PD ha risposto l’attuale segretario Dario Franceschini, lì presente: “Non è così, alle elezioni deve essere evidente che esiste una forza alternativa al Pdl, ed è il Pd”. Tale discrepanza di opinioni da un lato lascia trapelare un pluralismo di voci ed un confronto più o meno costruttivo, che invece manca totalmente nel PdL, ma dall’altro mette l’accento sulla totale mancanza di una linea precisa da seguire all’interno del principale partito di centro-sinistra. Nel calderone PD a tutt’oggi si ritrovano ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti ed ex esponenti di tante altre correnti minori, tutti più o meno convinti del nuovo progetto unitario e tutti accomunati dall’unico grande collante: “la poltrona”. La società italiana dovrebbe interrogarsi sulla grande facilità con cui i democristiani del PD si andranno a sedere tra i banchi del PSE, che per chi non lo sapesse vuol dire Partito Socialista Europeo. Ormai in Italia non esistono limiti alla traslazione di seggi e poltrone, questa ne è l’ennesima conferma. La domanda che io mi pongo è: ma questi democristiani travestiti da socialisti quale linea politica seguiranno? Sempre che una linea politica esista ancora. La stessa opposizione del PD in Italia si rivela piena di lacune, tant’è che la maggior parte degli oppositori al “regime Berlusconiano” si sono riversati nelle fila dell’Italia dei Valori piuttosto che del Partito Democratico. L’opposizione costruttiva tanto auspicata da Veltroni, la tanto acclamata capacità propositiva del governo ombra, si è tramutata in una serie di vergognosi e molto spesso ingiustificati attacchi personali sia al capo del governo sia a molti uomini importanti del suo staff. Non ultimo l’attacco frontale da parte dei mass media di sinistra alla Protezione Civile nella persona di Guido Bertolaso, attacco poi sfumato a causa del riconoscimento da parte del commissario europeo per gli Affari regionali, Danuta Hubner, del grande lavoro fatto dalla Protezione Civile in occasione del sisma in Abruzzo ed alla indignazione da parte dell’opinione pubblica alle dichiarazioni di Santoro & co. La ciliegina sulla torta viene dalle liste presentate dal PD per le elezioni europee: nessun big in campo e sondaggi che danno il Partito Democratico attestato al 26%. Per di più, in contemporanea alla sollevazione della questione morale da parte degli stessi esponenti del PD, il Partito Democratico presenta, per esempio, proprio nella nostra circoscrizione, Italia Meridionale, due assessori regionali entrambi indagati per diversi reati: Angelo Montemarano, ex assessore alla Sanità della regione Campania, indagato per corruzione “per un atto contrario ai doveri d’ufficio perchè nella sua qualità di assessore regionale della Campania alla sanità avrebbe favorito un imprenditore nell’aggiudicazione dei lavori dell’Ospedale del mare” (dagli atti) ed Andrea Cozzolino, assessore alle Attività produttive sempre della regione Campania, raggiunto da una avviso di garanzia in merito all’indagine “Energia pulita”. Come dire, “Se Sparta piange, Atene di certo non ride…”.

(maggio 2009)

 

L’indifferenza
di Benedetto Volpe
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Dalle premesse fatte per la nascita di questo nuovo strumento d’informazione, io preferirei definirlo un punto per le riflessioni, e dalla sfida lanciata ai cittadini di Solopaca, di risvegliarsi dal lungo letargo, ho ritenuto doveroso dare il mio contributo, sperando che le mie riflessioni possano alimentare la sorgente del ”nuovo corso”.
E’ stato detto che bisogna creare un nuovo corso che cacci via quello vecchio, e a tal proposito è bene fare le prime riflessioni.
Per creare il nuovo, bisogna prima di tutto capire cos’è il vecchio, cosa bisogna sostituire, altrimenti c’è il pericolo di ritrovarsi con un nuovo che è uguale al vecchio. Non basta sostituire persone, non basta essere giovani per essere nuovi.
Visto che qui bisogna parlare di politica “alta”, come è stato detto, allora iniziamo a dire qual è la politica “vecchia” che bisogna cacciare.
Sicuramente è quella della corruzione, del clientelismo, è quella che sfrutta il malessere e il disagio sociale delle persone per mantenere consolidato il proprio potere , è quella che cerca di manovrare le menti delle persone ignare, quella che non ha rispetto per le istituzioni, sicuramente è quella che fa affari con la malavita organizzata, è quella che non è “democratica”.
Una politica per essere democratica, oltre a non adottare e non rivendicare pratiche contrarie alla legge, deve essere rappresentativa.
Negli ultimi quindici anni si è assistito, giorno dopo giorno, al disfacimento della politica e dei politici italiani, fino ad arrivare in questi ultimi anni ad avere una politica non più rappresentativa, dove i parlamentari non vengono eletti ma nominati, e non dai cittadini, ma dai segretari di partito.
Tutto è iniziato svuotando di significato i partiti politici, con la nascita di nuovi soggetti, che niente avevano a che fare con i veri partiti politici, la politica si è spostata, dall’analisi e progettazione, allo studio di statistiche e sondaggi, dalle sezioni di partito ai circoli, dalle idee e valori agli slogan.
Oggi ci ritroviamo responsabili regionali, provinciali, coordinatori cittadini, che vengono nominati dall’alto, senza nessun legame reale di rappresentanza, senza essere una vera proiezione del volere degli iscritti al partito; come può un coordinatore nominato dall’alto fare gli interessi degli iscritti, se non dipende da questi la sua nomina o Rinomina? Come può rappresentare qualcuno che non ha il potere di sostituirlo? Come si può creare un dibattito, creare delle idee, se poi non hai il potere di farle “camminare”?
Questo è uno dei motivi principali, secondo me, che ha contribuito all’appiattimento, se non alla scomparsa del dibattito politico a Solopaca.
Una risposta alle domande che ho posto sopra, potrebbe essere, far nascere sezioni di partito, dove si discute di politica, dove gli iscritti eleggono il proprio rappresentante, il quale a sua volta rientrerà nella sezione provinciale e contribuirà a nominare il rappresentante provinciale, quest’ultimo incaricato di nominare il rappresentante regionale, e via discorrendo fino ad arrivare al rappresentante nazionale, allora si che si potrà parlare di politica rappresentativa, e allora si che avrà senso discutere, riflettere, creare idee che finalmente “camminino”.
Il termine più consono per rispecchiare questo periodo storico, secondo me è “l’indifferenza”, voi avete scritto che Solopaca è caduta in un grande letargo, io invece penso che il problema riguardi l’Italia intera.
In tutti questi anni si è assistito ad un tentativo, ed io direi ben riuscito, di abbassare l’attenzione su temi e valori molto importanti per la funzionalità di uno stato democratico, come quello della giustizia.
Abbiamo assistito inermi a leggi ad personam, che hanno permesso il presidente del consiglio di evitare alcuni processi in atto, facendo in modo che “il reato non costituisce più reato”, penso alla legge sul falso in bilancio, non eliminato del tutto, ma depenalizzato fin quanto bastava al premier, la ex Cirielli che diminuiva i termini di prescrizione, utilizzata nei processi Previti, e anche in quello Parmalt, lo specifico proprio per far comprendere che l’uso personalistico della giustizia, alla fine, comporta conseguenze negative anche su tutti i cittadini, e una per tutte il lodo Alfano che permette alle quattro più alte cariche dello stato di non essere processate, tra cui il presidente del consiglio.
Tutto ciò ha comportato una campagna diffamatoria contro la magistratura, additata come politicizzata, attraverso gli organi d’informazione posseduti in maniera maggioritaria dallo stesso presidente del consiglio, creando nella mente delle persone la convinzione che la politica fosse messa sotto attacco dalla magistratura.
Sono ormai lontani i tempi ( come nel periodo mani pulite) in cui tutti i cittadini si indignavano, adesso non esiste più un processo politico che non venga definito come un processo fatto da una magistratura politicizzata.
La democrazia di un paese si fonda sulla libertà di stampa, e su una magistratura libera e autonoma. Nel primo elemento riscontriamo delle anomalie tutte italiane dove il presidente del consiglio possiede la maggioranza dei mezzi di comunicazione, per quanto riguarda il secondo ci stanno provando piano piano a destabilizzare l’autonomia e la libertà della magistratura.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al trasferimento di magistrati, e sto parlando di De Magistris e della Forleo, entrambi indagavano sugli intrecci della politica e il malaffare, ed entrambi scagionati, uno dalla procura di Salerno e l’altra dal TAR, dalle accuse di “magistrati politicizzati”(solo che nessun telegiornale o giornale lo ha riportato).
Con la legge sulle intercettazione daranno un nuovo colpo alla magistratura in modo tale da non permetterle di portare avanti le indagini, ma il colpo finale secondo me lo stanno perfezionando con una legge che dovrebbe approdare in parlamento tra breve, che non permette più ai magistrati di iniziare un’indagine autonomamente, ma solo dietro denuncia di un cittadino o di segnalazione da parte della polizia, e questo non significa non fidarsi della polizia : di fatto i vertici del corpo dipendono dal ministero dell’interno e quindi possibilmente controllabile, a differenza della magistratura che è autonoma.
Tutto questo viene fatto in nome della sicurezza, di certo non nostra, ma di sicuro di una politica corrotta, e “vecchia” che in questo modo impedisce a chi di dovere di poter intervenire sui malaffari.
Bene, per me tutto questo rappresenta il vecchio da cacciare!!!! L’ unico mezzo che ancora possediamo è il voto , che permetterà al “nuovo corso” di eliminare definitivamenteil vecchio.

(1 giugno 2009)

 

L’ eresia del confronto
di Dante Tammaro
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Siamo arrivati in Italia e anche a Solopaca, al punto che la parola “confronto” sta quasi scomparendo dal vocabolario. Nei dibattiti “Politici” ormai si assiste a degli sproloqui volti solo a far prevalere le proprie affermazioni su quelle dell’ avversario, quasi sempre attraverso la sopraffazione fisica della sua voce.
Non esiste più alcun tipo di rispetto, spesso e volentieri si mescolano alla diatriba politica gli attacchi personali(chi so ì e chi sì tu), questa politica si assomiglia sempre più a “uomini e donne”, il programma televisivo che spopola sulle reti Mediaset.
Quello che a me pare di rilevare, è che non si fa più politica per la politica, ma si fa politica solo per il potere: anche nella coscienza comune dei cittadini, ormai il concetto di “politica=potere” è ben radicato, non si riesce a concepire che ci siano persone che fanno politica per portare avanti delle idee, dei principi.
E quando la politica e il potere arrivano a coincidere, si arriva al punto di non lottare più per le proprie idee o i propri principi, ma a scagliarsi contro le persone, perché quelle persone non sono in contrasto con te in quanto hanno idee diverse, ma vengono viste soltanto come un ostacolo al raggiungimento del potere.
Un grande filosofo illuminista, Voltaire diceva: “non mi piacciono le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu le possa esprimere”.
Questa dovrebbe essere una delle basi fondamentali di una democrazia, e dovrebbero partire dai cittadini, dalla loro coscienza civile: io ritengo errato pensare che l’ educazione civica debba essere impartita da chi sta al potere.
Io ritengo deleterio il modo comune di pensare che chi sta all’ opposizione debba sempre e per forza urlare e chi governa debba necessariamente fare quello che gli pare senza freni di alcun genere. Eppure c’ è molta gente intrappolata in questi schemi, che sono gli stessi che hanno sempre causato la rovina di ogni percorso costruttivo per questa comunità.
Lo scorso Consiglio Comunale, il mio piccolo gruppo(composto da me e angelo Forgione) è riuscito a far approvare al Consiglio Comunale un emendamento al bilancio, per
l’ installazione di un “access point” wii – fii che coprirà l’ area compresa tra Piazza municipio e il “Belvedere”(a proposito: grazie a Giuseppe e Alessandro d’ Onofrio per la preziosa collaborazione). Noi abbiamo proposto serenamente la nostra idea, e l’ amministrazione si è trovata d’ accordo, cogliendone la bontà.
Io non ci trovo nulla di strano, perché per me non è importante CHI realizza delle cose, ma QUALI cose realizza e COME le si realizza.
Molte persone, per il solo fatto che ci sia stato un dibattito educato, un dibattito a voce sommessa, sono convinte che questo sia stato conseguenza di non so quali accordi sottobanco e per chissà che cosa! Rispondere a tono a queste chiacchiere da marciapiede è inutile, quindi concludo dicendo semplicemente che mi preoccupa questa deriva populistica del dibattito politico, che non guarda ai contenuti, ma solo al modo nel quale ci vengono “venduti”, mi preoccupa il fatto che ogni tentativo di confronto serio venga bollato come un’ eresia.
Per fortuna non siamo nel cinquecento, altrimenti sarei finito sul rogo.

(1 giugno 2009)

 

Il partito del “Non Voto”
di Giuseppe Casillo
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Dopo aver analizzato i due grandi contenitori di voti, meglio conosciuti come Popolo della Libertà e Partito Democratico, mi sento di analizzare anche il terzo grande partito: quello del “Non voto”. Nel corso della storia italiana abbiamo assistito ad un’americanizzazione della politica e del modo di fare politica. Il dibattito politico si è presto svuotato di sostanza e si è trasformato in un grande show in cui vince chi più sa catturare le paure e le ansie dell’elettorato, poi poco importa come si comporterà una volta eletto. La fine delle grandi ideologie ha causato un tracollo dei partiti a base ideologica; così l’elettorato cattolico ha perso il partito di riferimento, i comunisti non trovano più la falce e martello sulla scheda elettorale, stesso discorso per i missini con la fiamma o per i liberali, repubblicani, socialisti o socialdemocratici. L’americanizzazione porta verso uno schema bipolare, auspicato da molti e temuto da altri, ma anche verso un aumento spaventoso dell’astensionismo dei delusi della politica.

Secondo la Costituzione Italiana il voto è un diritto/dovere, quindi già per questo motivo dovremmo essere portati ad esprimere comunque le nostre convinzioni, anche se con un voto di protesta. Il fatto di non votare è in realtà un implicito lasciapassare alle ispirazioni della maggioranza relativa, che in questo modo diventa anche guida della maggioranza silenziosa. L’Italia dei partiti, della corruzione, della collusione con la criminalità e delle clientele ha in effetti fatto si che fette sempre più ampie della popolazione dimostrassero la loro sfiducia verso le istituzioni con l’astensionismo.

Questa delusione in queste elezioni europee si aggrava con il fatto che il Parlamento Europeo è in realtà una scatola vuota, senza poteri reali sugli Stati membri. L’Europa è ancora lontana per i cittadini italiani, che fanno fatica a sentire vicina Roma, figuriamoci Bruxelles… L’europarlamento è considerato tutt’al più uno strumento per ingrassare i conti in banca dei soliti politici. Il problema è che l’astensionismo non è di certo la cura ai mali cronici di cui soffre la politica italiana, bisogna votare cercando di individuare nel panorama politico chi meglio sa interpretare le proprie ansie e preoccupazioni.

Se Berlusconi in questi quindici anni di vita politica ha insegnato una cosa agli italiani, è che ormai non bisogna più votare il simbolo, poiché dietro quel simbolo non c’è più un’idea di fondo, piuttosto bisogna votare le persone, i candidati. Altro passo avanti verso la cultura politica americana, ma un passo che siamo ormai costretti a fare data l’assenza di alternative solide. Quindi il mio invito è quello di votare, votare sempre e comunque, liberi da qualsiasi pregiudizio ideologico, perchè le ideologie non esistono più e l’unico modo per far sentire la propria voce è quello, per l’appunto, di votare.

(1 giugno 2009)


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