Il Tar del Lazio ha posto un primo punto fermo sulla annosa vicenda della Scuola della Magistratura per il Sud Italia. Inizialmente prevista per la Provincia di Catanzaro, questa sede meridionale della neonata istituzione pubblica di aggiornamento e di formazione per i magistrati italiani era stata poi spostata con un decreto dal Ministro della Giustizia del governo Prodi, Clemente Mastella. Uno spostamento che interessò pure la sede per il Centro Italia, originariamente prevista per la Provincia di Latina e poi dislocata, contestualmente allo spostamento in favore del Sannio, nella Provincia di Firenze. Quella decisione, più che lo spostamento in sé della Scuola, è oggetto della sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso della Provincia di Catanzaro (respingendo per illegittimità gli altri ricorsi da parte del Comune di Catanzaro e della Regione Calabria). Nelle intenzioni dei ricorrenti, che fin qui hanno avuto ragione, quel provvedimento ministeriale di modifica alla precedente designazione delle sedi della Scuola non era motivato a norma di legge, e nemmeno a norma di ragionevolezza. Ed è proprio su questo punto che il Tar ha dato ragione a Catanzaro.
Il Tar infatti afferma che non si poteva spostare quella sede sulla base della semplice preferenza geografica o logistica a vantaggio di Benevento, né era sufficiente dire che a Catanzaro non c’erano immobili demaniali pronti per accogliere la Scuola senza di contro affermare che di tali immobili ci fosse disponibilità nel Sannio. E nel dichiarare questa mancanza di immobili pronti, Mastella sembra prendere in considerazione più Catanzaro in quanto comune che non in quanto provincia: ma il decreto legislativo che ha istituito, nel 2006, la Scuola della Magistratura intendeva specificamente individuare le tre sedi nazionali nelle province indicate, e non soltanto nei comuni.
Ma, motivazioni tecnico-giuridiche a parte, c’è qualcos’altro che bisogna guardare per capire se è giusto o no che la Scuola della Magistratura resti a Benevento.
La nostra città e il Sannio non sono sede di importanti istituzioni e forse di queste si sentirebbe maggior bisogno. Anzi, recenti polemiche hanno avuto ad oggetto proprio la dislocazione di alcuni servizi e sedi lontano da Benevento, con conseguente impoverimento del tessuto economico locale. Ma, come anche il Tar ricorda in un passaggio della sentenza, non si può pensare alla Scuola della Magistratura in modo semplicistico come correttivo per aree depresse. Questa Scuola è un’istituzione di rango elevato, che non può essere efficiente in un territorio in cui mancano altre infrastrutture e istituzioni fondamentali. Insomma ciò che bisogna guardare è la Scuola della Magistratura e la sua possibilità di funzionare correttamente. E’ per forza sbagliato, invece, cercare di vedere le cose tirando acqua ognuno al proprio mulino.
E’ sbagliato che a Catanzaro oggi si faccia festa, come se fosse merito della politica locale (per una volta unita al di là degli schieramenti) se la Scuola sia tornata (per ora) al capoluogo di provincia calabro. E’ sbagliato, simmetricamente, che nel Sannio ci siano reazioni comuni, da destra e da sinistra, nel segno di una contestazione più o meno accesa a questa decisione giudiziaria. E sono ancora una volta sbagliate le motivazioni: sbagliano a Catanzaro a dire che sono stati vittime di un furto da parte dell’ex Ministro Mastella, in quanto anche la precedente designazione era frutto di valutazioni di opportunità che niente hanno a che vedere con i meriti della realtà politico-economica di Catanzaro; sbagliano qui nel Sannio a pensare che la Scuola ci sia dovuta perché ci è stata assegnata, anche in questo caso sulla base di una scelta di opportunità. Ma forse noi sanniti sbagliamo un po’ di più, perché sembriamo rifiutare di vedere la realtà che c’è dietro quel provvedimento pensato e varato da Mastella: offrire un vantaggio alla sua terra di origine, con tutte le conseguenze politico-democratiche che ciò può comportare.
Noi sanniti sbagliamo di più dei catanzaresi anche perché un’altra delle motivazioni a cui si appigliano politici e cittadini in questo momento per difendere il provvedimento di Mastella che il Tar ha cancellato è il fatto che la collettività ha sostenuto un costo, quello della ristrutturazione della ex Caserma Guidoni, che dovrebbe ospitare la Scuola. Una ragione, questa, che va guardata più a fondo. I costi sostenuti, nell’ordine di diversi milioni di Euro, in realtà avrebbero dovuto essere del tutto evitati in quanto la volontà a livello nazionale era di assegnare la sede della Scuola a realtà che offrissero già tutti i requisiti richiesti. E’ naturale che se la Scuola, per essere ospitata a Benevento, impone un’ingente piano di spesa pubblica, non ha senso scegliere il capoluogo sannita piuttosto che altre realtà, poiché noi qui non offriamo in realtà niente di più di altri. Ed è questo il punto: assegnare la Scuola a Benevento è stata una mossa sbagliata fin da principio, non solo perché varata male (come oggi ci dice il Tar) ma perché pensata ancora peggio.
Alla fine a pagare siamo noi cittadini. In ogni caso. Sia che la Scuola verrà lasciata a Benevento, sia che essa venga ridestinata altrove, Catanzaro o no che sia. In quest’ultimo caso a perderci sarebbero le nostre tasche, perché difficilmente si potrebbe trovare una diversa destinazione per la restaurata Caserma Guidoni, e per questo i soldi già spesi per quel rifacimento risulterebbero in buona parte sprecati. Se invece la Scuola della Magistratura dovesse rimanere qui a Benevento, i cittadini dovrebbero nuovamente pagare l’arroganza di una classe politica unitariamente schierata a difesa di questa assegnazione istituzionale al Sannio. Una classe politica che avrebbe gioco fin troppo facile a rivendicare presunti meriti o a evidenziare presunte mancanze dell’avversario, il tutto in un discorso dominato dal più crudo opportunismo ed in beffa a qualsiasi ragionamento approfondito e democratico.


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