Inserito da: Simone Aversano | 20 Agosto 2008

Crepa nella discarica di Sant’Arcangelo Trimonte. C’è da temere il peggio?

Il 13 agosto scorso è stata rilevata una grossa crepa in una delle pareti del Lotto 2 della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, presso il quale si stava lavorando per la preparazione di una nuova vasca per accogliere i rifiuti regionali, che nel frattempo stanno riempiendo le due vasche del Lotto 1. La crepa è il risultato del cedimento del terreno su cui si lavorava, infatti si è aperta una falla di ben un metro e mezzo di larghezza (fonte Il Quaderno). Nonostante l’invito alla calma da parte del Sindaco di Sant’Arcangelo Trimonte Aldo Giangregorio, che ha suggerito appunto di evitare allarmismi e di attendere i risultati delle ulteriori analisi sull’area, è una notizia che non può non suscitare allarme. Ci si chiede se la situazione è destinata a peggiorare, quali danni potrebbero essere provocati da questa falla o eventualmente da altre che possono formarsi, o nel caso in cui quella già aperta si ingrandisse. Soprattutto ci si chiede: è normale che sia successa una cosa del genere o ciò pregiudica il corretto funzionamento della discarica di contrada Nocecchie? A chiederselo sono soprattutto i cittadini santarcangiolesi, i quali hanno già dovuto assistere alla parziale ma significativa deturpazione del paesaggio delle loro terre, all’innalzamento del rischio di malattie mortali, all’impoverimento generale della zona soprattutto dal punto di vista del valore delle proprietà. Ma chiaramente si chiedono la stessa cosa i cittadini dei comuni limitrofi, potenzialmente interessati da un’eventuale inquinamento della falda acquifera sottostante la discarica. In generale, è l’intera comunità sannita ad essere allarmata, nella consapevolezza che se la discarica di Sant’Arcangelo dovesse risultare un fallimento a pagare sarebbe l’intera provincia. Laddove per “provincia” ci si riferisce al popolo, l’ultima ruota del carro.
Per approfondire la questione può essere utile analizzare i passaggi fondamentali del comunicato che, dal proprio sito, ha lanciato proprio nei giorni scorsi il CO.DI.S.AM. (Comitato Difesa Salute e Ambiente) di Sant’Arcangelo Trimonte. In esso si legge infatti che:

Il dissesto evidenziatosi in questi giorni sul perimetro del mega sversatoio dimostra come il CODISAM, grazie alle perizie dei geologi Vincenzo Briuolo e Roberto Pellini, effettuate a titolo gratuito, aveva valutato bene i rischi geologici e ambientali, derivati dalla presenza di una discarica di immani dimensioni, costruita sul terreno di contrada Nocecchie. Nelle relazioni presentate dai due geologi, già nei mesi scorsi, veniva rilevato il dissesto geologico a nord e a valle della vasca in fase di realizzazione, un dissesto che, a causa dei numerosi e profondi scavi, ha provocato delle spaccature evidenti, compromettendo la stabilità della zona, al punto tale, che il Commissariato per l’emergenza rifiuti ha espresso oggi il parere di rivedere il progetto del costruendo versatoio. L’interrogativo geologico che ad oggi si pone, è quello di capire se si tratta di una lesione superficiale o molto più profonda.

Nei mesi passati il comitato ha sensibilizzato attraverso comunicati stampa e manifestazioni di piazza, sia l’opinione pubblica che i poteri preposti a gestire l’emergenza rifiuti in Campania, sul disastro ambientale che si stava attuando sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte. Fu accusato di portare avanti tesi e motivazioni allarmistiche e di promuovere violenza psicologica, di essere composto da persone visionarie, sostenendo che i cittadini dovevano stare tranquilli perché la discarica avrebbe portato benessere. Numerosi furono i suggerimenti, offerti al CODISAM anche da importanti istituzioni politiche, di cercare di non soffermarsi troppo sui dettagli tecnici dello sversatoio, ma di pensare ai benefits che sarebbero arrivati. Ancora una volta la salute e la dignità umana barattata con vile interesse economico.

Malgrado tali suggerimenti il comitato non ha mai smesso di evidenziare che l’effetto negativo e deleterio sull’ambiente di questa decisione non avrebbe tardato a manifestarsi. La difesa dell’ambiente e della salute, infatti, va oltre qualsiasi motivazione politica o stato di necessità.

Le principali perplessità sulla scelta del sito di contrada Nocecchie denunciate dal CODISAM riguardavano: il grave dissesto idrogeologico del territorio, in pendenza e franabile.

 

La classificazione territoriale di Sant’Arcangelo Trimonte rientra nella cosiddetta “Zona assiale della catena”, l’area sismicamente attiva dell’Italia Meridionale dove si generano i terremoti di maggiore intensità.

 

In più parti ci sono crepe nei muri, a causa delle frane sottostanti. Da questi punti si può facilmente osservare la fuoriuscita del percolato, sostanza altamente tossica generata dai rifiuti, che si infiltra nel terreno circostante e nelle falde acquifere. La discesa a valle di tale sostanza è facilitata dalla forte pendenza del terreno su cui poggia la discarica.

 

Non dimentichiamo che oltre ai gravi problemi geologici, sul progetto della nuova discarica insiste anche la palese violazione di ogni normativa europea in materia ambientale: la zona individuata come sito di discarica è sovrastata da un elettrodotto di 150 KV. Il decreto legislativo 36/2003, “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”, che recepisce nel nostro ordinamento la normativa europea, sancisce che: “Le discariche non devono essere normalmente localizzate: in aree dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica; in aree esondabili, instabili e alluvionabili;…devono essere valutate le condizioni locali di accettabilità dell’impianto in relazione dei seguenti parametri: distanza dai centri abitati; fascia di rispetto …da elettrodotti.” Inoltre “gli impianti non vanno ubicati di norma in aree a rischio sismico di 1^ categoria così come classificate dalla legge 2 Febbraio 1974 n. 64”.

 

Non trascuriamo quello che forse è la conseguenza più grave di questa scelta scellerata: i danni alla salute degli abitanti. Numerosi studi hanno ormai accertato l’esistenza di una stretta relazione tra l’esposizione al complesso degli agenti prodotti dai rifiuti e l’aumento della mortalità a causa di tumori maligni al polmone, vescica e fegato, e di leucemie. Anche l’aumento di malformazioni fetali e animali è nettamente superiore nella popolazione che risiede in prossimità delle discariche.

 

Il CODISAM cercava di promuovere informazione, di sensibilizzare la popolazione su cosa stava accadendo a pochi chilometri da Sant’Arcangelo: fu accusato di fare terrorismo psicologico. Forse bisognava tenere tutto interrato, come l’immondizia, e lasciare che la popolazione, anche questa volta, non si accorgesse di ospitare una discarica sul proprio territorio, come avvenuto già in precedenza con le altre due discariche.

Anche il degrado economico era gia stato previsto nei mesi scorsi. La perdita del valore del terreno, delle case, delle attività imprenditoriali, è ormai evidente a tutti gli abitanti della zona.

 

Il Comitato non si è limitato solo a denunciare queste situazioni, ma si è fatto anche promotore di incontri con i principali esponenti del commissariato dei rifiuti della regione Campania. E’ stato a Napoli dal supercommissario Gianni De Gennaro per capire il criterio secondo il quale è stato scelto contrada Nocecchie come sito, pur presentato tutti i problemi geologici denunciati, per comprendere come un decreto legge poteva andare in deroga a tutte le normative dello Stato italiano, della Comunità Europea e, soprattutto, derogare anche all’evidente rischio, data la vicinanza delle abitazioni allo sversatoio, di una catastrofe igienico-sanitaria e alla tutela della salute dei cittadini.

I rappresentanti del Comitato si sono seduti al tavolo con i tecnici del commissariato per capire come poteva conciliare il presente dissesto idrogeologico con un impianto di discarica di 900.000 tonnellate. Risposero che si potevano costruire discariche anche sulla luna, che l’ingegneria moderna non ha limiti. Certo il costo economico diviene esponenziale: costruire una discarica in quelle condizioni e su di un terreno in pendio, necessita di disponibilità economica molto elevata. Uno sperpero di denaro pubblico che si poteva facilmente evitare scegliendo una zona idonea.

 

E’ passato ormai un anno da quando il CODISAM ha iniziato ad attivarsi per cercare di evitare tutto questo. Purtroppo i poteri forti, l’emergenza che viene da lontano sembrano aver avuto il sopravvento.

Ma ieri la natura ha sconfitto tutto: l’opportunità politica, l’ingegneria e le scelte scellerate effettuate in nome dell’emergenza. Il commissariato ha preso atto oggi che la discarica sta franando e che l’intero progetto tecnico deve essere rivisto. Quelle crepe sono il segno evidente che la natura deve essere rispettata nelle sue caratteristiche e nei suoi limiti. Ogni forzatura porta ad una catastrofe: oggi solo di tipo geologico, domani molto probabilmente ambientale.

(http://codisam.wordpress.com/2008/08/16/denuncia-del-codisam-di-disastro-geologico-a-sant%e2%80%99arcangelo-trimonte/)

Dunque molto già si conosceva, molto di quanto è accaduto e sta accadendo in questi giorni era prevedibile, e dunque evitabile.

Appare chiaro oggi che la speranza non può che essere rivolta al meglio, a che qualsiasi problema che possa importare la salute dei cittadini e dei territori interessati possa essere sventato prima che risolto. I dubbi sulla bontà della scelta governativa di realizzare a Sant’Arcangelo Trimonte questa discarica regionale sono oggi certamente maggiori. Osservando il modo in cui la situazione si sta evolvendo non può che essere così. Tuttavia è giusto appellarsi alla speranza, che ancora si fonda sulla ragionevole possibilità che questa falla con tutti gli altri problemi di tenuta del terreno siano solo una fase di passaggio, facilmente risolvibile. Ad oggi infatti non si può più sperare di tornare indietro ed evitare la costruzione della discarica, si può solo andare avanti e completare l’opera nel migliore dei modi possibile. Affinchè a pagare, questa volta sulla propria pelle e sulle proprie vite, non siano ancora una volta i cittadini. Speriamo.


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