La gioia

“Se hai fatto dono del tuo pane senza gioia, hai perduto il pane e il merito”.

(Sant’Agostino)


Il nostro ristoro

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio“.

San Paolo Apostolo (2Cor 4,7-15)

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Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

(Salmo 125)

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L’ultimo giorno del mondo si celebrerà ancora la Messa e l’ultima voce che risuonerà sulla terra sarà la voce di quel Cuore che, immolandosi nell’Ostia Santa, dirà al Padre: ‘Invoco, o Padre, per il mondo un’ultima onda di misericordia; invoco per il mondo un’ultima benedizione e il tuo perdono “.

(Mons. Fabozzi)


Questa notte

Ho passato oltre un’ora, seduto sul mio balcone, stanotte. Ho attraversato a tratti la notte, l’ho vissuta con lacrime di aria. Lacrime invisibili. Lo sai, le notti d’estate non sono mai veramente notti. Il buio non cala, c’è sempre un sottile strato di luce, sospesa alla volta celeste, come una radiazione plasmatica. Notte e giorno si fondono insieme, il giorno prima e quello seguente sono un tutt’uno, tramonto e alba finiscono per coincidere e per non esistere più, per dissolversi. Sulla mia testa c’erano stelle, un po’ timide e un po’ sbiadite dalle luci artificiali, gialle, di lampioni e abitazioni. In lontananza, sopra il mio orizzonte, nuvole grigie e rosa, compatte, spaventevoli. Ma pur sempre lontane, io qui e loro laggiù. Mandavano in onda lampi di luce, sprazzi di luminosità accecante, elettrica. Un lontano temporale, muto e senza suoni. Ne ascoltavo solo i riflessi, gialli e desertici, come questa notte. E’ durato tutta la mia notte, quel temporale. I lampi si sono solo spostati lievemente lungo l’orizzonte, ma non si sono spenti. E nel frattempo le mie orecchie ascoltavano musica, selezionata in modo casuale, eppure disposta in una sequenza perfetta. Qualcuno era lì a giostrare i circuiti elettronici del mio iPod, decidendo per me e per lui cosa dovessi ascoltare. Parole sovrapposte che raccontavano vite, la mia e la tua, amore mio. Sussurri agli orecchi come fa una mamma quando va a rimboccare le coperte ad un piccolo figlio, di notte, poco dopo che si è addormentato. Sussurri di verità, frasi così palesemente reali da generare emozioni forti, visceralmente vere. E non esistono emozioni più forti di quando senti i brividi percorrerti tutto il corpo. Non importa se fa caldo o freddo, tu hai i brividi. E con la mente pensi, ti sforzi di ragionare, di dare un senso a quello che stai facendo. E pensi che nella vita hai incontrato troppe persone non in grado di comprenderti, mentre osservi di lontano un temporale ascoltando musica, di notte. Di più le persone lontane da te che quelle vicine ai tuoi pensieri. E mi sono reso conto che tu sola mi avresti veramente capito, se mi avessi visto. Ma se mi avessi visto, se fossi stata lì, io non sarei stato lì ad amare il silenzio. Non ne avrei avuto bisogno. Poi a un certo punto la notte è scomparsa. Stavamo ancora parlando io e lei, quando mi ha abbandonato, se n’è andata via. Non era più il posto per me, e allora sono rientrato e ho chiuso le imposte. Era tempo per il mio sonno, che ha tardato ad arrivare permettendo ad un mal di testa che conosco bene di farmi compagnia negli ultimi istanti, prima del riposo. Questa notte ho esplorato me stesso e te, amore mio. Ho abbracciato la luce della luna e baciato quel cielo notturno mai spento. Sono stato tutt’uno con l’aria e ho volato dentro le nostre vite pur restando fermo. Se sono più morto che vivo adesso, questo sarai tu stessa a giudicarlo.


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