di Simone Aversano
(Sanniopress)
Come ogni fine anno, gli organi di informazione ci rimandano le notizie relative ai vari sequestri di fuochi d’artificio fabbricati male, pericolosi, venduti senza licenza. Un fenomeno che è a tratti strutturale in un settore che non conosce crisi e che ogni anno sa riaprire i battenti con le stesse speranze di fatturato. Tutto si basa, infatti, su di una tradizione più o meno salda, che è quella di “sparare i botti” ogni Capodanno. Dai fuochi pirotecnici che illuminano i cieli del nuovo anno con autentiche magie, ai più banali petardi che producono soltanto un gran baccano e provocano spessissimo morti e feriti.
Il passaggio dall’una all’altra tipologia di fuochi d’artificio non è indolore, ma rappresenta il salto tra l’arte pirotecnica e la sua volgarizzazione e degenerazione. Se ancora nel 2009 (ormai quasi 2010) in ogni parte del mondo si utilizzano i fuochi pirotecnici per ogni genere di celebrazione (e si guardino, tra pochi giri d’orologio, le autentiche magie che le webcam ci invieranno in diretta da Sydney), il motivo è essenzialmente che questa tradizionale arte non è nulla di banale o volgare. Non, dunque, i fuochi in sè sono un problema, ma lo è il loro utilizzo illegale o per fini illegali. E da queste degenerazioni dobbiamo tenerci alla larga.
Nel Sannio, il fenomeno dei botti illegali ci viene raccontato abbastanza puntualmente anche dall’informazione locale. E’ un dato che esistano fabbricazione, smercio, depositi di fuochi proibiti e quant’altro anche dalle nostre parti. Non serve neppure attendere la notizia dell’ultimo arresto o del più recente sequestro di materiale esplodente, per sapere in che misura ogni cittadino sannita rischia di acquistare fuochi irregolari e pericolosi. Per saperlo, basta girare lungo le strade: osservare, tra una vetrina natalizia ed una luminaria, i box fatti di cartone, legno e amianto che sorgono ogni fine anno ai bordi delle principali strade. Continua a leggere…
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